lunes, 12 de noviembre de 2007

Coordinamento Mondiale per la Non Violenza

Riunione Informativa Martedì 20


I PARTE: alcune idee…


Il Coordinamento è un fronte d’azione che trae ispirazione dalla corrente di pensiero del Nuovo Umanesimo che si ispira a sua volta all’insegnamento di Silo. Silo è da 40 anni forse l’unico esempio vivente che ha continuato il lavoro di Ghandi e L.King portando avanti un Messaggio non violento e globale che si esprime e si traduce poi nelle diverse culture nei 5 continenti. tutto da riscrivere, da riformulare.


Il Coordinamento vuol essere una organizzazione o.n.l.u.s che funzioni come una Rete. Una rete nel senso che deve poter includere diverse realtà a Bologna e nel Mondo.

Quando diciamo Includere intendiamo che deve poter coordinare queste realtà sulla base di:

1)principi condivisi

2)sulla base di una convergenza nel modo di intendere il lavoro sociale

3)e sulla base di una metodologia di organizzazione ed azione comune.


*Queste “coordinate comuni” non devono tradursi in una perdita di identità e soggettività delle realtà che vi facciano parte. Devono servire semplicemente a dare un “frame condiviso” che non venga poi relativizzato o ignorato


Queste “Coordinate” sono:


1) principi condivisi:

6 sono i principi che riteniamo fondamentale condividere i quali delineano anche il vasto universo sul quale intendiamo agire:


In primo luogo, propiziamo l’ubicazione dell’essere umano come valore e preoccupazione centrale, in modo tale che nulla sia al di sopra dell’essere umano, né alcun essere umano sia al di sopra di un altro.


In secondo luogo, affermiamo l’uguaglianza di tutte le persone e lavoriamo per superare la semplice formalità dell’uguaglianza di diritti di fronte alla legge per avanzare verso un mondo di uguali opportunità per tutti.


In terzo luogo, riconosciamo la diversità personale e culturale affermando le caratteristiche proprie di ogni popolo e condannando ogni discriminazione praticata in nome di differenze economiche, razziali, etniche e culturali.


In quarto luogo, auspichiamo ogni tendenza allo sviluppo della conoscenza al di sopra delle limitazioni imposte al pensiero da pregiudizi accettati come verità assolute o immutabili.


In quinto luogo, affermiamo la libertà di idee e di credenze e,


In sesto luogo, ripudiamo ogni forma di violenza, non solamente quella fisica ma anche quella economica, razziale, sessuale, religiosa, morale e psicologica, quali fenomeni quotidiani radicati in tutte le regioni del mondo.”


2) Modo di intendere il lavoro sociale:

Di fronte alla sofferenza umana, sorgono da varie parti inviti all'azione disinteressata a favore di coloro che sono emarginati o discriminati e che subiscono violenze di vario genere. Associazioni, gruppi di volontariato e consistenti fasce della popolazione si mobilitano, in certe occasioni, per dare un contributo positivo. Senza dubbio, la denuncia di questi problemi costituisce uno degli apporti di tali gruppi. Tuttavia, essi non impostano la loro azione nei termini di una trasformazione delle strutture che danno origine ai mali che denunciano. È cioè quello che noi chiamiamo umanitarismo. In esso, comunque, si trovano già denunce e azioni concrete che possono essere approfondite e ampliate.”


-Quindi il primo punto è: cercare di denunciare ogni tipo di violenza senza però dipendere in nessun modo(economicamente ad es.) da quelle strutture che producono tali problemi e che saranno proprio quelle che cercheranno di condizionare la nostra azione successivamente.


-In il secondo punto che riteniamo fondamentale è il concetto di reciprocità: non nel senso che io ti aiuto e tu aiuti me. Ma nel senso che io ti aiuto ad aiutare altri. Quindi ogni azione che promuoveremo sarà volta a creare le condizioni per far si che coloro che ricevono lo facciano a condizione di impegnarsi a dare poi ad altri quello che hanno ricevuto. In questo modo chi riceve non è più ente passivo(secondo modelli paternalistici), il che può risultare perfino denigratorio per chi riceve, ma è ente attivo che aiuta se stesso ed aiuta altri. Questo principio cercheremo di applicarlo in tutti i campi d’applicazione. Ad es. FIAU, Teatro, Laboratori, ecc…

Evidentemente altre realtà che decidano di far parte di questa RETE non dovranno necessariamente adeguare tutta la loro azione passata a queste proposte, ma potranno attivare nuovi progetti su queste basi.


3) Metodologia di Organizzazione ed Azione comune:

Deve avere una teoria dell’organizzazione che gli permetta di essere flessibile ed al tempo stesso di non diventare burocraticizzata al punto della ipertrofia decisionale; la mancanza di iniziativa e partecipazione; la mancanza di rappresentatività reale; la possibile strumentalizzazione da parte di interessi estranei agli obiettivi proposti.


In linee generali i punti fondamentali di organizzazione ed azione sono:


-peridiocità delle riunioni e quindi contatto diretto tra i partecipanti

-autonomia di ogni gruppo di applicazione(nella peridiocità, blogs ad es.)

-coordinamento attraverso delle reti di “settori amministrativi” di ogni gruppo. Questo “settore” si occuperà di far circolare le informazioni e sarà il portavoce delle decisioni del gruppo nell’assemblea. Queste due funzioni possono anche essere svolte da due persone distinte se ritenuto più adeguato.


*Dare degli esempi.


Questi 3 punti quindi sono molto generali e semplici anche se non per questo poco importanti:

-6 principi fondamentali che definiscono un’etica sociale ed un universo d’azione.

-un modo d’intendere il lavoro sociale che si basa sul principio di RECIPROCITÀ

-una metodologia d’organizzazione ed azione PERIODICA e quindi DIRETTA, e d’altra parte AUTONOMA ma COORDINATA.


*Evidentemente il Coordinamento cercherà anche di collaborare con altre realtà che decidano di non condividere questi elementi da noi giudicati fondamentali.



II PARTE: l’azione…


Il Coordinamento vuole AGIRE nei più diversi ambiti di applicazione, portando avanti campagne di:


1)Lavoratori di non violenza ed educazione ai Diritti Umani nelle scuole

(abbiamo alcuni contatti per lavorare nel liceo minghetti ad es.)


2)Campagne di sensibilizzazione su temi quali:

-la violenza personale, interpersonale e sociale

-l’uso di psicofarmaci in età infantile

-campagne in favore del disarmo nucleare(es. “europe for peace”)

-campagne d’urgenza contro le forme di violenza fisica(es. caso della Birmania)

-ed ogni altro tipo di campagna che si ritenga necessario promuovere che abbiano a che vedere con forme di violenza economica, razziale, sessuale, religiosa, morale ecc…


*In tutti i casi si può produrre materiale di diffusione(cartaceo, audiovisivo, altro); sondaggi di interesse pubblico con supporto audiovisuale; spam; altro…


3)Teatro non violento che possa attivarsi per le strade, che possa coinvolgere gente che poi includa a sua volta ad altri…


4)Campagne di Appoggio Umano(vedi FIAU) attivando progetti in altri paesi del 2do o 3zo mondo sulla base del principio di RECIPROCITÀ


5)Gruppo Boicotto che attivi campagne denunciando situazioni di violenza e cerchi di promuovere alternative etiche.


6)Manifestazioni pubbliche per promuovere il nostro punto di vista e le nostre attività e per contattare altre persone. L’idea è anche quella di fare cose simboliche(ma non per questo meno potenti) come ad es. Simbolo della non violenza con delle candelle. Vedi es. 2 Ottobre.


7)Finanziamenti Ovviamente dovremo essere in grado di finanziare i diversi progetti e questo implica un lavoro non indifferente. Questo punto è importante perché il Coordinamento non vuol dipendere economicamente da nessuno e quindi ha bisogno di autofinanziarsi.


III PARTE: invito…

Siete quindi tutti invitati a partecipare a titolo personale, oppure come associazione, oppure semplicemente a collaborare per unire energie e forze in attività concrete. Abbiamo bisono di far sentire a Bologna questa voglia di non violenza e di dialogo.


Vi chiediamo di lasciare le vostre mail per potervi contattare ed invitare a partecipare, oppure semplicemente per mandarvi qualche materiale d’interesse ogni tanto.


Il nostro blog è: www.bolognanonviolenta.blogspot.com


Anche se presto dovrà diventare una pagina web.


Adesso lasciamo la parola a voi per domande, commenti, opinioni, ecc…



miércoles, 28 de marzo de 2007

Práctica de la Atención

Práctica de la Atención

“...practicar la atención es consciencia momento a momento. Se cultiva prestando atención a las cosas a las que ordinariamente les negamos un momento de reflexión. Es un enfoque sistemático para desarrollar nuevas formas de control y sabiduría en nuestra vida, basado sobre nuestras capacidades de relajación, atención, consciencia e intuición.”
Jon Kabat-Zinn

Si el ser humano desea vivir plenamente en todos los ámbitos de su existencia, necesita unatransformación que le permita mantener una alerta consciente en cada momento de su vida. Para nosotros, habitualmente, la vida “es todo aquello que nos perdemos mientras estamos haciendo planes para el futuro”. Pero, hacer es tan importante como ser.Se puede recuperar un estado natural de felicidad, apreciando cada instante como primero, único y eventualmente, último. Esta muy antigua y sabia estrategia, es la práctica de la atención, que nos permite observarnos interiormente y reflexionar sobre los aspectos que no asumimos con atención y que nos conducen a un estado de estrés e insatisfacción.El proceso de esta práctica tiene dos cualidades importantes: la primera, es vivir en el momento presente y la segunda se relaciona con estar abierto a las diversas perspectivas que se presenten. Estas cualidades conducen a verificar que se requiere una predisposición especial basada en las siguientes características:1.- No juzgar.- No juzgarse a sí mismo, así se aprende a no juzgar a los demás.2.- Paciencia.- La completa apertura al momento requiere paciencia, aceptar que cada evento ocurra a su propio ritmo.3.- Mente de principiante.- Experimentar cada momento y actividad como si fuera la primera vez. “ En la mente de principiante hay muchas posibilidades, en la del experto, sólo unas pocas”.4.- Confianza.- Aprender a confiar en uno mismo, cada experiencia es nueva porque, si realmente observamos, vemos que todo cambia en la Naturaleza a cada instante.5.- No empecinarse en el esfuerzo.- No ofuscarse en el hacer y dar más importancia al ser.6.- Aceptación.- Al no juzgar lo que observamos, pensamientos, sensaciones, sentimientos y experiencias, aprendemos a aceptarlos. Es importante para aprender a admitir el pasado.7.- Soltar.- No aferrarse a experiencias o personas del pasado, saber perdonar para poder soltarlo.En la práctica de la atención, “el momento” es lo importante. Los beneficios al experimentarla son incalculables. Entre ellos:1.- Reduce el estrés.- Al estar sólo en el presente, no sobredimensionamos el compromiso y, por lo tanto, no nos apresuramos. El apresuramiento nos hace vivir en la superficie de la vida. 2.- Aumenta la productividad.- Una mente que divaga se equivoca porque no es coherente con lo que piensa, siente y hace.3.- Mejora las relaciones interpersonales.- Los demás perciben nuestra presencia plena y se sienten acogidos. 4.- Felicidad.- Nos permite apreciar las pequeñas grandes cosas de la vida de las que no estamos conscientes sin atención.En nuestra propia vida, cada uno de nosotros puede traer a la memoria algún problema actual y comprobar cómo la práctica de la atención modifica el agobio que nos produce.Si se desea practicar la atención con el objeto de realmente transformar nuestra vida, es preciso conocer los obstáculos que impiden aplicarla. Estos pueden ser:1.- Sufrir de apresuramiento.2.- Sentir que la felicidad depende de las ganancias a obtener.3.- Comparar el presente con el pasado.4.- Tener temas vitales inconclusos.5.- Sentir tedio por la rutina diaria.6.- Negar o alejarse de las experiencias dolorosas.7.- Preocuparse de lo que pueda acontecer en el futuro.8.- Ser mecánico para actuar. Este comportamiento se basa en antiguos patrones de la familia o sociedad.El hacer conscientes los obstáculos que nos impiden vivir con atención, nos permite sustituirlos por actitudes más sanas y adecuadas a nuestro objetivo de transformación.¿Cómo obtener más atención?“ Comenzamos a ver cuando somos capaces de detenernos”
Thich Nhat Hanh
1.- Práctica de la Respiración.- Mediante la respiración consciente, se obtiene equilibrio físico, mental y armonía interior. También conecta lo consciente con lo inconsciente, es un mediador entre cuerpo y mente.En la respiración, la inhalación es el crecimiento, la exhalación es el decaer. La pausa entre ambas es el existir. La respiración errónea puede hacernos adquirir hábitos indeseables al bloquear los sentimientos. Debe ser una respiración abdominal y diafragmática para relajar el plexo solar. La atención en la respiración nos retrotrae al momento presente y como consecuencia nos contacta con nuestro ser interior. Nos relaja, muy principalmente, durante la exhalación. También nos aquieta la mente y consigue que uno se retire de los problemas con el pensamiento, es por esto un arma excelente contra el estrés. Técnica de respiración consciente:Para comenzar a hacerlo, conviene buscar un lugar tranquilo y sin distracciones. Sentarse en posición cómoda con la espalda erguida. Relajar el cuerpo, dejar caer las manos sobre los muslos. Ojos cerrados o entreabiertos, a elección.Se lleva la atención a la respiración, observando la entrada y salida del aire, la que produce el movimiento del abdomen - el que sube al inhalar y baja al exhalar - y las aletas de la nariz, que se dilatan y se contraen.Mientras se respira, primero llevar la atención a los pensamientos, sentimientos y/o sensaciones corporales que vienen y van. En seguida llevarla a la respiración, con naturalidad, sin forzarla.Al atender los pensamientos, primero explorarlos reconociéndolos, contándolos, observando cómo se transforman cuando se les presta atención. Luego, volver la atención a la respiración. Igual procedimiento se emplea con los sentimientos y las sensaciones.Si la mente está errante, observar: ¿Qué se piensa? ¿Dónde está ese pensamiento? ¿Presente, pasado? ¿Está lamentándose? ¿Qué sentimientos acompañan a esos pensamientos? ¿Qué sensaciones? ¿Qué se experimenta corporalmente? Volver a la respiración. Durante la inhalación y la exhalación llevar la mente (consciencia- atención), al propósito y al momento. Sólo observar. Repetir los pasos cuantas veces se necesite.Si se efectúa la práctica diariamente, la experiencia se puede aplicar más adelante en todo tipo de actividad. Nos permite siempre regresar al ahora.El estrés.- El estrés es una respuesta psicofisiológica normal a los eventos de la vida, lo que con frecuencia representa un medio de auto conservación.El estrés se puede producir por preocupaciones debido a sentimientos y pensamientos. Los sentimientos desagradables pueden paliarse con actividad física o hablando con otras personas.La angustia.- Ella, en cambio, es el sesgo que toma con el tiempo nuestra interpretación de un pensamiento, el cual se transforma en un asunto inconcluso que perturba nuestra alegría de vivir. La angustia se establece en la consciencia como respuesta a cualquier manifestación de nuestros sentidos o pensamientos, independientemente del tiempo y con referencia a una persona, cosa o entorno. Se enjuicia o evalúa la situación, distorsionando y exagerando las cosas basándose en deseos, modelos o perspectivas con las cuales se encara habitualmente la vida; o se está equivocadamente influenciado por la idea que se tiene de sí mismo.Un pensamiento desagradable puede desencadenar angustia si no estamos “atentos” frente al juicio o exageración. Epicteto, filósofo romano del siglo I, dijo; “ Al hombre no lo perturban las cosas, sino la opinión que tiene de ellas”. Aquietamiento de la mente.- Las distorsiones que produce la mente por preocupaciones del pasado o futuro, nos alejan del presente.La práctica de la atención tiene como uno de sus fundamentos el aquietamiento de la mente. Como técnica para obtenerla podemos practicar la siguiente:Comenzar concentrándose en la respiración, manteniéndola sujeta allí. Surgirán pensamientos. Darse cuenta de ellos y nombrarlos de uno en uno. Volver la atención a la respiración. Ahora el pensamiento se diluirá, dejarlo ir. No resistirse.Igual haremos con los sentimientos y con las emociones negativas. Como ejemplo, tomemos la ira. Al inhalar, reconozco mi ira, al exhalar, soy consciente de la ira que hay en mí. Al inhalar, veo mi ira apoderándose de mí, al exhalar, reconozco que mi ira afecta todo mi cuerpo. Al inhalar, me hago el propósito de desprenderme de esa ira. Al exhalar veo que es expulsada de mí junto con mi aliento.Con la mente aquietada, se relaja y apacigua el cuerpo. Este ejercicio es muy útil para el insomnio.Aumento de la concentración y el rendimiento.- La práctica de la atención mejora la calidad de la concentración. Las personas que la practican pueden sostener por más tiempo su concentración. Con el tiempo, se toma consciencia de las distracciones que vienen a la mente.Los pasos a seguir para aumentar la productividad son:1.- Preguntarse cuál es el propósito.2.- Si la mente está errante, detenerse y observar, preguntándose ¿qué estoy sintiendo, pensando o experimentando?.3.- Darse cuenta de lo que está sucediendo en ese momento, respirar conscientemente, recordando el propósito de esta práctica.4.- Tener una meta clara y, si nos interesan varias metas, establecer prioridades.5.- Dar un tiempo a cada proyecto con el objeto de estructurar el trabajo. Nos permite concentrarnos más fácilmente, si nos damos determinado tiempo para un trabajo específico. 6.- Se deben iniciar tareas que se puedan terminar dentro de un tiempo razonable, lo que ayuda a mantenerse concentrado y proporciona la satisfacción que da un trabajo terminado.7.- Si el trabajo es muy complejo, conviene dividirlo en etapas dándose un plazo determinado para cada una y cumplirlo a cabalidad, antes de pasar a la siguiente etapa. 8.- En este último caso, verificar la marcha de la tarea en conjunto, después de cada etapa cumplida. Mejoramiento de las relaciones interpersonales.- La presencia emocional, la integridad de nuestro ser, transmite la capacidad de hacer sentirse al otro importante, escuchado, acogido.Chogyam Trungpa, define tres tipos de forma de escuchar:a) Tener la mente errante, cuando el otro nos habla. El que escucha no está allí sino sólo físicamente.b) Tener la mente a medias relacionada con lo que se habla, porque sigue errante.c) La mente está elucubrando juicios, negatividad, etc. Actitud que no permite escuchar de verdad al otro.Estar presente significa la aplicación de los principios básicos de la atención. a) Dejar ir pensamientos que impiden una verdadera intimidad con el otro.b) Hacerse el propósito de estar con la persona que habla. Si hay distracción, darse cuenta que el motivo es un pensamiento, sentimiento, sensación o experiencia. En ese caso, llevar la consciencia a la respiración y volver a prestar atención a la persona.Una relación sana sólo puede existir cuando uno puede demostrarse a sí mismo aceptación y amor, sólo así se es capaz de aceptar y amar a los demás.Completar asuntos inconclusos.-Se refiere a actos que no han sido efectuados oportunamente, agradecer, perdonar, etc. Si nos atrevemos a expresar nuestros sentimientos, vamos dejando ir las situaciones del pasado y podremos vivir con plenitud el presente.Psicológicamente, todas las experiencias de nuestra vida necesitan un cierre. Nuestra mente se entorpece si permanecemos con asuntos inconclusos. Debemos saber enfrentar con valentía, decisión y sinceridad esas situaciones si queremos vivir plenamente.Hay preguntas que ayudan a ver esta realidad:¿Estoy preocupado por pensamientos relativos a una persona o experiencia pasada?¿Lloro con facilidad cuando pienso en esa persona o experiencia?¿Con qué frecuencia ella aparece en la mente?¿Me mezclo emocionalmente con los problemas de los otros, si son similares a los míos?¿Qué cosa de mi vida estoy posponiendo actualmente?Thich Nhat Hanh, ideó una estrategia que llamó “Comenzar de nuevo” y que consiste en realizar una reunión quincenal o semanal, en la que todo el grupo que convive debe estar presente, en lo posible en un día de menos presiones de todo tipo. Se debe establecer un tiempo para la reunión. La persona más anciana debe conducirla, en un ambiente agradable y formando un círculo.Las pautas que orientan son: Relajarse y hablar de los hechos cotidianos, en seguida apaciguarse haciendo varias respiraciones profundas.Cada participante agradece y expone los elementos positivos de cada uno. El exponente ocupa el centro, mientras los otros escuchan con atención los comentarios. La persona expone sus remordimientos por daños o errores causado a los componentes del grupo. Se debe hablar en primera persona.Por turno, cada uno expone su valoración de los otros, las imperfecciones, problemas o resentimientos con relación a cada uno de los presentes. La reunión concluye comiendo juntos o haciendo una caminata.La paz empieza por uno mismo y continúa con la familia y la comunidad.Podría suceder que la esencia de un asunto inconcluso provenga de hechos acontecidos en la niñez, incesto, abuso, etc. Es conveniente en ese caso buscar ayuda profesional competente.La atención en la vida laboral.- La práctica de la atención en la vida laboral, es un aspecto relevante y especial porque, normalmente, el trabajo lo sentimos como una obligación que nos proporciona el sustento solamente y casi siempre resulta una actividad que no nos ayuda a crecer.La práctica de la atención nos permite “dominarnos y repararnos” y también, mantener una función social benéfica y productiva. Nuestra civilización es testigo de cómo nuestra necesidad de supervivencia se ha transformado en una “ecocatástrofe inimaginable” debido al apego y avidez material, basados en la competencia, manipulación y utilitarismo.Necesitamos un modo de vida que nos produzca un estado de calma y claridad, que nos despierte sabiduría intuitiva y una verdadera comprensión de la vida. Nos referimos a la comprensión intelectual que consiste en admitir que todas las cosas en el universo son interdependientes, que no estamos separados del resto de la creación y que, como consecuencia, debemos cuidar y respetar a todo ser que exista sobre la tierra tanto como a nosotros mismos. También reconocer que estamos aquí sólo por un poco tiempo.La atención durante el desempeño de nuestro trabajo.-Se debe aplicar la atención con “mente de principiante” esto es mente clara, concentrada y alerta, con apertura y deseos de aprender.Se debe procurar el uso de la creatividad, utilizando la imaginación, para realizar un trabajo más satisfactorio que no tenga que seguir forzosamente los caminos trillados.El objetivo de un trabajo hecho con responsabilidad, no sólo con el ambiente y sociedad, sino también personal, es mucho más beneficioso para la comunidad. Si observamos con apertura el mundo, nos damos cuenta que no estamos separados. Si sabemos escuchar y comprender, percibiremos cual es el modo correcto de ganarse el sustento, sin dañarnos ni dañar a otros. Somos parte de cada uno de los otros. Somos un solo organismo y esta inclusión nos hace ser interdependientes.El hombre busca satisfacción en el trabajo porque, idealmente, en él desarrolla sus cualidades más genuinas con el objeto de darle plenitud y significado a la vida. Las cualidades más auténticas del hombre se pueden hacer evidente en su trabajo, siempre que éste se realice con la mente, sentidos y corazón. Sólo así puede participar plenamente y hacer efectiva su naturaleza interior de manera práctica.La motivación autocentrada opaca el potencial individual y alienta cualidades negativas, competencia, manipulación, etc. Así mismo, al evitar el trabajo se niega la expresión de la propia naturaleza y no se contribuye a la sociedad, además de dejar de tener contacto con los valores humanos y las cualidades del compromiso: integridad, honestidad, lealtad, responsabilidad y cooperación. También se debe ser honesto en reconocer las fortalezas y debilidades. Los recursos interiores afloran cuando se fortalecen las cualidades y se comparten con otros.La atención en el trabajo, permite reconocer la propia manera de hacer las cosas, examinar los hábitos y también percibir el milagro de estar vivos. Es un acto dinámico porque se debe estar en cada situación de forma independiente, sin dejar que se filtren residuos en el pensamiento y sentimiento.Es conveniente planificar el trabajo, pero se debe saber que cada paso es la meta en sí, porque se está plenamente presente, de lo contrario, el trabajo resulta disperso e ineficaz. En la práctica de la atención en el trabajo, es importante la preparación, poner al alcance todas las condiciones y cosas, que la tarea requiera. Después de “estar presente” en ella, ordenar y limpiar, para “no dejar huella”.Si hay distracción, primero reconocer lo que está sucediendo, luego soltar los pensamientos con la respiración y llevar nuevamente la atención a la tarea. Se debe ser uno con ella con calma y disciplina.En el trabajo pueden surgir problemas, se debe ser capaz de utilizarlos para extraer de ellos alguna enseñanza. Es importante no tener autocompasión y no derivar nuestros problemas a los demás para descargarnos de responsabilidades.Se recomienda usar creatividad para mejorar el sistema de trabajo e introducir conceptos de técnicas de atención que puedan ayudar a los otros a trabajar en forma más eficiente y menos agotadora.Un trabajo debe ser elegido cuando tenga significado, cuando no transforme en una máquina a quien lo ejerza. Debe permitirle no sólo aprender, sino también desarrollar su espíritu. Si no es así, puede ser que, para lograr otro, se necesite de cambios que obliguen a alejarse de la seguridad, prestigio o abundancia, hacia una relación positiva y recta con una tarea coherente con el papel de servidor.Un trabajo hecho sin apego y al servicio de los demás, puede transformarse en una herramienta que nutra y enriquezca la vida. Es un principio aplicado en muchas tradiciones religiosasUn trabajo satisfactorio es aquel que: 1.- Sirve a otros.2.- Enriquece a la persona mediante el constante aprendizaje. 3.- Hace ambas cosas con el menor daño a terceros.4.- Da la oportunidad de dominar el egocentrismo innato, a través de la unión con otros en una tarea común.5,- Produce bienes y servicios necesarios para llevar una vida decente.6.- Alerta a despertar la consciencia.Insistimos en que el trabajo que se realice debe tener significado y ayudar al desarrollo personal. La civilización moderna sólo trata de evitar los accidentes del trabajo, cuida sólo el cuerpo. Un buen trabajo debería cimentarse en los intereses fundamentales del ser humano, a través de una educación apoyada en la sabiduría tradicional y no continuar con la promovida por la metafísica materialista que también está aniquilando la Tierra.En occidente, significa contar con un trabajo moralmente correcto y personalmente satisfactorio, que ayude a - o sea respaldado por – la comunidad, que honre el espíritu de la maestría, que solvente una vida decente y que se realice con atención.Control del ritmo.- Manejamos el tiempo de acuerdo a la moral y ética de nuestra vida. Se considera que una vida agitada no tiene consideración con las verdaderas necesidades humanas. La aceleración del ritmo en el trabajo, altera la concentración y no permite liberar el reloj interior.El griego inventó la idea de némesis, para mostrar que el ritmo mantenido con obstinación, se transforma gradualmente en un vicio destructivo. Nuestro éxito nuestra industria, nuestros hábitos de trabajo, han producido la némesis económica actual. La vida en el universo y, por consiguiente, en cada uno de nosotros y en nuestro entorno, es un cambio permanente. Sin embargo, resulta muy difícil cambiar lo que uno desea y necesita, porque es muy fácil negarse a asumir la responsabilidad del propio crecimiento. El trabajo engrandeció al hombre moderno, pero ahora amenaza con usurpar su alma, con inundar la tierra con basura, con destruir nuestra capacidad de amar y de asombrarnos.Consecuencias.-Nos referimos a las consecuencias que el trabajo produce. Es necesario tratar de medir las consecuencias inmediatas y futuras de nuestros actos, a veces son algo imprevistas y puede suceder que un acto bien intencionado, se transforme en negativo. Si las consecuencias son nefastas e incluyen responsabilidad moral, deberá poderse cambiar el comportamiento.La capacidad de un empleado para ver las consecuencias de sus actos depende de:a) apertura de la institución en que trabajab) disponibilidad de informes relacionados con las decisiones de la gerencia.c) el grado de descentralización de la gerencia.d) el grado de cercanía de la institución respecto de los clientes, comunidad y proveedores.Dificulta ver las consecuencias:a) cuando hay falta de información.b) la jerarquía de dirección piramidal. Por ejemplo, las fuerzas armadas.c) aislamiento respecto de otros trabajadores relacionados con el uso final de la institución, del producto o del servicio.d) la vulnerabilidad. Es la dimensión que mide la libertad de ejercer la propia elección moral en cualquier circunstancia institucional. Lo óptimo es que se puedan hacer objeciones, sin perder trabajo y dignidad. Es más conveniente adaptarse a las exigencias que nos da el trabajo y así aprender a participar en el flujo vital. Es necesario aprender a usar la energía del cambio, para orientar la vida hacia una perspectiva de crecimiento. Cuando extendemos nuestras capacidades positivas, los viejos patrones de conducta quedan atrás y las dificultades del ahora las resolvemos rápido y bien con la nueva energía que tenemos; porque negarse al cambio, agota, frustra y es un desperdicio importante de energía. Estar en calma y quietud al enfrentar el día, nos capacita para reaccionar adecuadamente ante una situación difícil.Si elegimos cambiar, adquirimos confianza en nosotros mismos porque nos transformamos en ejemplo para los que nos rodean, que a su vez, nos sirven de estímulo para continuar. Aprendemos a enfrentar la vida con confianza y corazón abierto. Hay que aceptar que siempre tendremos problemas, porque tenemos poco control sobre muchas cosas.Debemos conocer la calidad de nuestros sentimientos y emociones, para ver con claridad el resultado de nuestras acciones. Reconocer los patrones habituales de respuesta a las dificultades, es el primer paso a la consciencia. Tomar distancia y observar la situación de una forma realista para pensar nuevas formas de enfrentar el problema, es aprender a reorientar la energía emocional. Observar el sentimiento sin juzgarlo, manipularlo o suprimirlo, comprobar que tenemos hábitos que nos traen dificultades. La energía emocional se puede usar para encarar los problemas. Al descubrir el juego entre mente y sensación, conseguimos que la energía fluya en dirección positiva.Cuando nos apegamos a nuestras emociones se tornan dolorosas, pero las emociones son sólo energía. Se pueden transformar en sentimientos positivos, porque las reacciones dependen de nosotros.La energía usada de manera positiva, nos enseña acerca de nosotros mismos y transforma reacciones improductivas en eficientes canales de comunicación con la vida.Nuestro ser y comprensión, se expresan en la forma en que vivimos. La práctica de la atención es sólo para estar con nosotros y el mundo. Si observamos atentamente el cuerpo, sentimientos y pensamientos, nos detenemos, si nos detenemos, vemos, si vemos, comprendemos. Su fruto es la paz y felicidad. Si sabemos estar en paz, nuestro trabajo es un medio eficaz y extraordinario para expresar nuestro ser más profundo. Es necesario mirarse y reconciliarse con los pensamientos negativos. Sólo así tendremos verdadera paz y alegría. Nuestra vocación nos induce a buscar un trabajo que nos ayude a practicar nuestro ideal de compasión para con todos los seres que habitan el planeta. El trabajo que realizamos puede nutrir nuestra compasión y comprensión, pero también puede corromperlas.La atención en la vida comunitariaEstá clara la idea de que el cambio personal, lleva al cambio social. Cada uno debe asumir la responsabilidad de su propia vida, porque el despertar de cada persona forma parte del despertar de la aldea, ésta del país y el despertar de un país lleva al despertar del mundo.La forma usada para desarrollar este movimiento, consiste primero, en que el grupo reunido reconozca cual es su situación y necesidades.El segundo paso, es descubrir las causas de esas necesidades y conflictos. Ellos pueden detectar que son el egoísmo, avaricia, desconfianza, competencia, etc. Esto les hace perder energía y comprobar que se fundamenta en la sensación individual de separatividad.El tercer paso es que esa situación puede cesar al encontrar el vigor propio de una comunidad unificada y segura de sí misma..Cada persona puede elegir sus acciones, porque nadie tiene un destino inexorable, el significado del karma es acción y elección. Depende de la voluntad, atención y elección momento a momento. Esto permite orientar esas elecciones y dar origen a actividades tangibles e inmediatas para el bien común. Es necesario estar atentos a las necesidades de los demás, aprender a escuchar más allá de las palabras, tratar de comprender la mente de los otros y, sobre todo, practicar la atención.La manera de divulgar estas actitudes y acciones en las personas podría ser a través de gráficos, símbolos, carteles, etc.Para reconocer que este proceso se está desarrollando normalmente, hay cualidades que se manifiestan. La más importante es la caridad que involucra compartir las capacidades, bienes, tiempo y energía propios. La caridad es el terreno en que puede crecer el respeto mutuo y la confianza. El acto de dar recompensa al que da.Las medidas del despertar personal son la generosidad que ayuda a adquirir capacidad de trabajar en armonía con otros porque desarrolla el impulso de servicio y, muy principalmente, la no violencia. Se considera que la caridad suscita en los demás el mismo comportamiento. El “corazón sin ataduras” resuelve conflictos, inspira la energía del dar y ennoblece las tareas domésticas.La compasión es la acción por amor a otros; “alegrarse por la alegría de los demás”. El efecto que produce en cada uno el servicio, es una recompensa externa de la cual no se debe depender. Se necesita ecuanimidad ante el elogio o reprimenda que se reciban. Estas cuatro cualidades son la medida y el método del despertar personal.El comportamiento social tiene también principios que son el camino del despertar comunitario. En primer lugar, permite a las personas la capacidad de dar y recibir al hablar en forma agradable, poner atención en el lenguaje cotidiano para evitar separación y molestia con el objeto de promover sentimientos de igualdad y respeto mutuo. Otro principio es el trabajo constructivo, se incluye el voluntario y el remunerado. Compartir el trabajo genera autoconfianza.Los problemas del grupo deben ser resueltos por sus participantes. Si la acción es determinada, el éxito es previsible. El éxito produce sentimiento de poder, tanto personal como colectivo.La independencia financiera no es posible. Sólo puede existir en un orden económico global justo.Estos grupos no deben tener un carácter partidista, esta es la base de su efectividad. La inclusividad y tolerancia son primordiales para que una acción comunitaria tenga éxito. Las 10 necesidades humanas básicas son: Un medio ambiente que sea agradable y limpio, ropa, alimento, albergue, servicios de salud, comunicaciones, combustibles, educación, desarrollo cultural y espiritual.
Elisa Aliaga
Extractado de:Jerry Braza.- Momento a Momento.- EstacionesThich Nhat Hanh y otros.- La Atención y la Vida Laboral.-Estaciones

miércoles, 14 de febrero de 2007

Apuntes de Pepe Feres a partir de comentarios del Negro

Amigos, todas las recomendaciones de Silo acerca de cómo informar de las jornadas de mayo se centran en la difusión del spot preparado para la TV. En este encuadre les haré llegar -en tres mails distintos que les enviaré después de este- tres posibilidades de como hacerlo circular por correo electrónico atendiendo a que que tenga un "peso" reducido. Vean como les responde cada una de estas opciones y decidan entonces cual prefieren utilizar... Por otra parte, por comentarios recibidos de algunas conversaciones de Silo con la comisión del Parque La Reja y también con otros amigos en Buenos Aires, se va entendiendo mejor el sentido de las jornadas de mayo. Mas que lo que pueda suceder con las palabras de Silo durante el día 5, se trata de un proceso en el cual van sucediendo cosas durante los 3 días de las Jornadas, desde el recorrido completo del Parque el día jueves 3 de mayo (el día 1), entre las 10:00 y las 16:00 hrs, en el que se podrá visitar la plaza de las estelas con la arenga de la curación del sufrimiento escrita en planchas de acero en los 7 idiomas de mayor uso en el planeta (árabe, castellano, chino, hebreo, indi, inglés y ruso), entrando después a la sala, pasando por el monolito, conociendo el parador con sus cuatro unidades habitacionales, subiendo al mirador (desde el cual es posible observar todo el parque), yendo hasta la fuente (...y tomando unos sorbos de agua), para seguir hasta el centro de estudios (con la impresionante vista que desde él se tiene del Tupungato) e ir después a la cafetería de la multiuso a tomarse un café (que se servirá durante los tres días gratis para todos los peregrinos). Todo este recorrido, junto a algunos otros miles de peregrinos -se espera que seamos unos 10.000- y con una musica (con cuencos tibetanos e instrumentos andinos de viento) que tocada en la sala, se escucha esporádica y suavemente en todo el parque (a través de unos 20 altoparlantes). El día 2 (viernes 4), habrá ceremonias y a mediodía (también desde la sala, que se escuchará en todo el parque a través de los altoparlantes), Silo hará una ceremonia que apuntará a la reconciliación profunda con uno mismo, la que seguramente se proyectará también a los que están con uno compartiendo esta experiencia. Será un día de "ceremonias de elevación espiritual", en el que cada uno podrá trabajar en el fortalecimiento de sus propósitos, atendiendo a la posibilidad de acceder (...o quizá rozar será suficiente) al registro de ampliación de la conciencia, al umbral de lo profundo, a otros espacios... Por último, el día 3 (sábado 5) y también alrededor de mediodía, escucharemos las palabras de Silo sobre nuestra visión de lo que sucede hoy en el mundo y del mundo a que aspiramos, proponiendo con claridad lo que entendemos habría que hacer y orientando lo vivido en los días anteriores hacia el quehacer en el mundo. Compartiremos por ultimo lo vivido con nuestros amigos venidos de todas partes y concluiremos las jornadas a las 16:00 hrs., para iniciar el regreso a nuestros lugares. La invitación es entonces a vivir unas jorandas de "inspiración espiritual" en las que cada uno de nosotros e igualmente nuestros invitados, podamos avanzar, ojalá significativamente, en el mejoramiento de nuestras vidas. Entendiendo esto así, pareciera entonces amigos que lo mas interesante es intencionar nuestra participación -y la de todos-, durante las jornadas completas (a partir del jueves 3 en la mañana y hasta el sábado 5 en la tarde), por lo que será bueno que conversemos muy bien como resolver los temas que esto nos plantea (transporte, alojamiento, dinero, permisos laborales, etc., ), por supuesto sin excluir la posibilidad que algunos vayan por dos días o por uno. También será bueno intercambiar del cómo y a qué invitamos. Bueno amigos, espero haberles podido transmitir en parte lo que recogí de los comentarios de Silo sobre estas jornadas, sigamos en todo caso intercambiando y reciban por ahora de mi parte un muy fuerte abrazo

martes, 13 de febrero de 2007

Comentarios del Negro

Mayo va a ser un desorden, va a ser un lío. ¿Y si nos nieva? ¿Qué pasa si nos nieva? Nos parte por el eje. Nosotros los cuatro de mayo hemos tenido mucha suerte, la oportunidad, de hacer esos eventos sin que cayeran rayos ni centellas. Pero, ¿cuántas veces más va a salir cara, cara, cara, en la moneda? en alguna de esas sale seca. Tras haber salido muchas veces negro, negro, negro… algún rojo saldrá.
Es que ya hemos tirado mucho de la cuerda.
Entonces se está avisando por las web y demás; se está empezando a avisar: “muchachos a tener en cuenta esto”. Porqué vendrá alguno de lejos, llega y están bloqueados los caminos, como ha pasado el año pasado, sin ir mas lejos, en el 2006; el cuatro de mayo, que no hicimos el acto allí, lo hicimos en distintos lados, pero allí no, quedó bloqueado el camino. No se podía pasar de Chile, ni se podía pasar de Uspallata al lugar. Una nevada de la hostia.
El del 2004 muy bien, el de 99…, el del 69 igual, todo bien, pero... En fin.
Hay que avisar en las web, hay que avisar de un modo seriecito, que la gente considere la posibilidad. Porque si pasa una joda de esas, es un poquito incómodo.
Esa es una. La otra cosa que hay que avisar en las web y demás, son tres puntos. En un recuadrito bien destacado, advertir que no estamos aún en condiciones de dar alojamientos, nosotros podemos conseguir, buscando ofertas y cosas y lugares, pero nosotros, no estamos en condiciones de dar alojamiento, no estamos en condiciones de brindar locomoción y no estamos en condiciones de dar alimentación. Nosotros.
“Pero bueno, ¿pero entonces qué hacen éstos? ¿Qué hacen?” Consiguen hoteles, hosterías y cosas, y ven los transportes que se pueden usar, y andan relevando todo eso en Mendoza y en los distintos pueblos de montaña. Pero no es que nosotros podamos, por ejemplo, en el Parque tener destinado un lugar y decir: ahí van carpas, ahí van barracas, ahí van... No estamos en condiciones. Recién estamos levantando lo que hay que levantar. ¡Imagínate!
Mejor esas cosas hay que decirlas porque sino se dicen, mucha gente supone, lo deja allá en coopresencia por el costadito, supone que eso ya está arreglado. ¡No está arreglado! Entonces hay que decirlo.
“Bueno, pero si decimos eso mucha gente se va a desalentar y no viene”. ¡Y bueno! Es que tienes que decir eso. Si mucha gente se desalienta y no viene, perfecto. Pero no puedes andar haciendo cosas para que haya allí un follón, un despelote. No, no, hay que decir cómo es. Entonces la gente, que ya es grandecita, ella verá, la gente verá, no podemos andar haciendo paternalismos. Pero sí tienes que decir cómo es el asunto. Es decir, explicar a otros, lo que sabemos nosotros. Si nosotros sabemos eso, ¿por qué no lo vamos a comentar? Entonces sí es homogéneo, va bien, va bien. Salga fenómeno o haya un despelote, bueno, pero todos estamos enterados de cómo es la cosa. Eso hay que publicarlo en las web, en todos lados, hacerlo circular y que la gente vaya resolviendo de acuerdo a lo que le parezca. Primera cuestión.
La segunda cuestión es que, y eso lo pueden observar bien, desde los primeros actos que hicimos, eran concentrados en un punto. Pongamos el caso del 69. A los siguientes actos hemos tratado de irlos descentralizando y que se vayan haciendo cosas en distintos lugares. Esa es la tendencia que hemos tratado de marcar. Entonces no vamos a borrar con el codo lo escrito con la mano. Ahora no estamos buscando una centralización del acto por el hecho de que vayamos a hacer esa cosa en Punta de Vacas. Seguimos con la tendencia. En La Reja hay una sala y demás para hacer cosas y hay mucha gente que no puede moverse, pero ahí tienen una oportunidad excelente para darle. Miren el caso, por ejemplo, de Attigliano que han inaugurado el monolito el otro día, que fue una cosa fenómena, lindísima, ya medio tienen marcado, delimitado el lugar. Eso ha sido el trece de este mes. En dos o tres meses más se van a producir esos días de mayo donde se van a hacer celebraciones en varios lados ¿Por qué no en Attigliano precisamente? ¿Por qué no celebrar en Attigliano, hacer un lindo acto, una cosa, ahí? Si todo lo que están haciendo es preparando el terreno para poner en marcha el parque. ¿Por qué no lo vamos a poder hacer en Toledo? Y así siguiendo en distintos lugares y te digo mas, hay lugares que están lejos de las salas y todo eso, pero hay lugares donde hay salitas y ahí se va a concentrar gente.
Entonces lo que vamos diciendo del asunto este de Punta de Vacas es que puede nevar, que pueden bloquearse los caminos. Pueden o no, pero pueden. Y la cosa no está tan sencilla con el alojamiento, alimentación, transporte. Todas esas cosas que hacen sonar la prudencia en un timbrecito interno. También, esto que estamos diciendo de celebrar en distintos lugares, acompaña para que la gente decida bien con todo ello. Así que puede haber mucha gente en España, si ponemos por caso, y en otros lados, donde se celebre el asunto en esas salas que están en marcha, que no están listas, pero que van a estar en el 2007. En el 2007 van a estar.
Así que la idea no es entusiasmar y poner LODE Punta de Vacas para que la gente vaya a dar ahí, no, no es así el asunto, sino plantear bien cómo es, plantear bien y que la gente vaya resolviendo. Eso está fenómeno, así es. Y vamos abriendo la cosa, actuando sobre distintos lugares y cada vez más abiertos, porque esa es la tendencia. No a cerrar. Esa es la tendencia. Y entonces así, con ese panorama, el que quiere descolgarse a Punta de Vacas, entonces fenómeno, bienvenido, bienvenido. Pero con este contexto.
Hay gente que incluso no puede venir por razones laborales, por razones económicas… por muchas cosas, pero quisieran estar presentes en alguna cosa, en algún acto, empujar, hacer, ¿no es cierto? Y entonces ¿qué? ¿se quedan mirando por TV?
Así es que Toledo va a estar en el 2007, igual que Attigliano, igual que India, Red Bluff…
Las celebraciones son pequeños vórtices de unidad sicológica. Son muchas cosas las celebraciones, no es simplemente tirar manteca al techo, no. Las celebraciones tienen mucho significado también. Y si no toma las culturas, culturas completas, que se identifican, que tienen ciertas referencias en cierta celebración. Celebración, o sea, festividades, y sin embargo dan el carácter a toda una cultura. Es fantástico eso. Es muy importante, no es simplemente una fiestita y ya está, no, es mucha historia. Muy bueno lo de las celebraciones. Muy bueno.
Además, para ir despejando más el ambiente, si han visto en alguna página web cómo se está instrumentando el asunto de esos tres días... Lo vemos acá, ya hay palabras clave que están muy bien puestas para ahuyentar a todo supérstite del siglo XIX. Claro, a los que quedan, a los supervivientes del siglo XIX, esos del racionalismo Esos que: “¡Ay, que horror la palabra dios!” Bueno, esas cosas. Esos partiendo, partiendo. Porque mira, “peregrinación” ¿cómo te suena? Pero mira que carga tiene la palabra “peregrinación” parece que viene de ese monopolio que tienen otros. Jornadas de inspiración espiritual. ¡Pero qué es eso! Eso también es poner una barrera. Jornadas de inspiración espiritual.
Y que no vengan, ningún problema, y todos contentos. Y le explicamos por anticipado: “Mire no venga porque nosotros hacemos peregrinaciones, jornadas de inspiración espiritual… la cosa jodida, y para colmo ceremonias ¡ceremonias!“ “Sí, hacemos eso” “¿Hacen esas cosas?” “Claro, hacemos esas cosas”. Eso hay que cantarlo, calzarlo a través de las web en todos lados bien explicadito.
Es como una labor que hace la contra, qué buena. Hay muchos que no lo interpretan porque son muy... No, la contra hace un buen trabajo porque selecciona los espíritus timoratos, a las viejecillas encantadoras, pero muy mojigatas. Entonces alguien larga calumnias, cosas, y algún tonto se lo cree… fenómeno, ya hizo el trabajo. ¿Para qué queremos que ese pobre tonto venga?, y después empecemos a hablar y uno nos apunte: “no digas eso que ese se va a asustar, no hables así que se va a asustar, modera el lenguaje”. Lo que queremos es que ya se haya asustado antes. Así venimos fresquitos y todo bien. Bueno, muchachos, conversemos, sin tener que andar pisando huevos, haciendo equilibrios. “No, esto sí, esto no, porque al otro le pasa no se qué cosa”... Oye, ahorremos trabajo. Ese trabajo lo hacen los enterradores, eso lo hacen los calumniadores. Toda esa gente, todo eso sirve para ahuyentar a los temerosos, a los débiles de... (Señala la frente) Toda esa cosa, buenísimo. Así que todo eso bienvenido sea. ¡Bienaventurados los calumniadores porque esos hacen un gran servicio!
Jornadas de inspiración espiritual. ¿Qué es eso? ¿Inspiración espiritual? Porque si tú dices de inspiración… y bueno debe ser que tocan música, hacen poemas. No, ‘de inspiración espiritual’, ya complica, complica. ‘Peregrinaciones’ complica. No es una manifestación, una marcha. No, es una peregrinación. Buenísimo, es buenísimo. Tiene un carácter de provocación que bien se lo merecen todos estos mequetrefes. Claro, qué menos que provocarlos.
Ellos decían hace muchos siglos que de la discusión nace la luz. Eso decía un tal Tomás de Aquino del siglo XIII, pero los tontos han seguido con eso; ellos han sido muy anticlericales, muy racionalistas, pero han seguido hablando con las palabras de Tomás de Aquino ¿No te gustan esas cosas que pasan? ¿No te gusta que esos racionalistas, teniendo muchas cosas para tirarse en contra, se tiren en contra nuestro? Mira si tienen sectas, iglesias, todo tipo de supercherías para darle, ya que ellos son defensores de la razón. No, no, ellos se tiran en contra de nosotros, ¿no te parece altamente sospechoso? Es muy extraordinario, es muy extraordinaria la dedicación. Así que bienaventurados los cretinos. Estamos bien.
Se dedican a nosotros por varias cosas. En algunos casos porque responden a algún servicio de algún lugar. En otros casos porque tienen compromisos afectivos, no sé qué, porque la familia de su pareja es del Opus Dei, y entonces hay que hacer todos los méritos posibles para que no vayan a pensar que uno es de esos. Puede haber muchos casos así, casos interesantísimos. Los tenemos muy contabilizados. ¿Y qué van a hacer con su vidita? Además no es tanto trabajo, jarabe de pico.
En definitiva que todo lo que sea despejar está bien. Nosotros vamos despejando con las web y con las cosas y explicando que es lo que vamos a hacer en esos días. Y con un agravante, el agravante de que ahora son tres días de historias. Un día… ya conocemos esa parte. La gente va a un lugar, se divierte, se ve con los demás, termina a las pocas horas. En un día y la gente se vuelve, queda todo despejadito. Pero acá termina un día, después viene el otro día, y ¿adonde hay que ir? para después volver, y volver, un trámite en esos lugares. No es en la peatonal que vas y al otro día vuelves a la misma hora a tomar un cafecito. No. Y un tercer día... Todo bien. Digamos para las personas razonables: “eso no se hace”. Perfecto, eso es lo que se hace. Mira yo te estoy poniendo todas las contras, son muchísimas. “Eso no se hace”. Ellos dirían cosas como ésta por ejemplo. Bueno, y ¿cuál es la convocatoria que vamos a usar? Te parece poca convocatoria: ‘Jornadas de inspiración espiritual’. “Pero eso no mueve a nadie” ¿Ah, sí? Bueno, veremos, veamos, si es que te preocupas tanto por mover gente, vamos a ver como está el panorama de la movida de gente. No se está moviendo mucha gente a otras cosas. Cada vez menos. ¿Qué es esto? En cambio los rabiosos de distintas latitudes están moviendo gente, esos que están volados. Así que, ¿qué quieres? ¿Que hagamos las cosas que haces tú, desvitalizadas, descafeinadas que no mueven a nadie y además les dejemos el campo libre a los rabiosos? ¿Tú quieres eso?¿para quién trabajas? Porque sí que se mueve gente en otras cosas, pero no se están moviendo con los esquemitas del siglo XIX, están en otro rollo. Los del siglo XIX van a decir: “Ah, porque están en el medioevo” Qué se yo si están en el medioevo o en el siglo XXII. No sé cómo se mueve eso porque, en todo caso, la teoría rectilínea de la historia no está funcionando, así que serán otras cosas las que están operando. Bueno, pero problema de ellos, nosotros, gente tranquila, nos vamos a donde no hay que ir, en medio de la montaña. Lugares totalmente desconectados, dans le cul du monde. Allí nos vamos, a donde no hay que ir. ¿Adónde hay que ir, a la Sorbona? ¿Adonde?, cuéntame ricurita, cuéntame. Nos vamos a los cascotes, a las piedras, ellos así lo quisieron y nosotros que somos obedientes seguimos como mulitas la huella. Mi abuela decía: “¿Quieres sopa?” “No” “Pues toma más sopa”. ¿Quieres que vayamos a las piedras? Bueno, ahora verás, vamos a ir cada vez más a las piedras. Ellos lo quieren y nosotros somos obedientes.
Nevará o no. Y después, pase una cosa o pase otra, lo interesante, salga una variante o salga la otra, que tú sepas para ti mismo que lo estás planteando bien. Ese es el tema. Que tu sepas que lo estas planteando bien, que no estás diciendo una cosa manipulando para que el otro crea... Eso es bueno, eso es lo que te da esa fuerza. Porque la manipulación esa se fue, se fue y se fue. Partió. Ya no va, ha quedado solo para la prensa esa manipulación cada vez más débil. Ya entre la gente todos se desconfían entre todos y ya se están dando de puñaladas de modo activo. Bien, adelante, manipuladores, bravo. Algo huele a podrido en Dinamarca, decía Hamlet. Algo está muy mal.
Bueno, pero nosotros vamos a hacer una celebración los días de mayo, y no un día, sino tres. También está el otro problema: ¿cómo vas a calcular tú el número de gente? Puedes globalmente decir cuanta gente, sí, pero la gente que llega el día uno, ¿va a ser la misma que el día dos?, ¿o el día dos se va a sumar mas gente que la que hubo en el día uno?, ¿y en el día tres no estarán ya todos podridos de problemas, inconvenientes, frío, lío, idas, venidas, buses, falta de alojamiento? ¿Cómo va a ser eso? Te crea todo un problema de cálculo. ¿Va a ir disminuyendo la cantidad de gente? ¿Va a ir aumentando? No se va a saber bien eso hasta que termine la fiesta. Después se podrán hacer estudios. Después, no antes. Es sumamente complicado este asunto en esos lugares tan desconectados. Es sumamente complicado eso de hacer esa gracia por tres días. No es la convocatoria a un acto, que la gente llega, hace su cosa y ya está. Y fenómeno, un acto lindo, simpático. Es de otro calibre. Me parece que esas cosas son buenas, son interesantes y son de otro calibre.
Hay otros que se animan a meter dos millones de tipos dando vueltas en cierta fecha alrededor de una piedra. ¡Fenómeno! Claro, con la infraestructura que pone un estado, por excelencia petrolero, donde están resueltos los problemas de estadía, de locomoción, de alimentación... De todos modos es meritorio, eso no lo estamos negando, el hecho de que vaya gente ahí, y estén ahí horrorizando al mundo, tiene su mérito. Pero también digamos la otra parte: ahí hay con qué, ¿no es cierto? Se les está apoyando con medios. Los estados están en esa cosa con muchos recursos, claro. De todos modos tienen su gran mérito, son celebraciones importantes, y no es joda organizar semejante cosa. No, no, mira la potencia que tienen, hay que ver la potencia que tiene eso. No las concentraciones que hacen los cristianos, que están un poquito dejados, un poquito abandonados en sus reflejos, porque ahí en San Pedro se juntan unos cuantos. Siempre muchos menos de los que publican ellos, siempre menos. Así es que si dicen ciento cincuenta mil curiosos, turistas o lo que quieras, pues divídelo por dos y… Pero en ningún caso los movimientos que están haciendo en otros lados.
Cuarenta y cinco millones en el Ganges del Norte. Cuarenta y cinco millones en una semana, vas sumando lo que va pasando día a día. Cuarenta y cinco millones. Claro, como es en India, no existe ¿No existe para quién? ¿Para la prensa manipuladora de un sector del globo? ¿Y eso que significa? Cuarenta y cinco millones. Los partidos están moviendo más gente ¿Los partidos de qué?, de fútbol. No, millones de tipos viendo el cuero del chancho inflado en una pantalla en un campeonato mundial. Pero no es que ellos estén ahí.
¿Peregrinaciones?... Y eso que las agencias de turismo se esfuerzan: “¡Vaya a ver el mundial a Alemania!” Pero no les sale la peregrinación, no les sale. Las agencias de turismo enganchadas con el deporte. Cuarenta y cinco millones ¿Cómo es la época en que estamos? Por lo pronto no es la época que pronosticaban los antiguos, los del siglo pasado, y los del otro siglo. No pronosticaban para el siglo XXI esta situación, decían: “¡Ah, en el siglo XXI ya no queda uno!” Esas cosas se dijeron los que ya se fueron.
¿Entonces Negro, como Siloistas, no es momento de andar disfrazando nada? ¿Hay que dar señal clara?
No tenemos que disfrazar nada, nos importa un bledo, ya cambió la historia. Ya va por donde tiene que ir.
¿No hay que adaptar nuestro lenguaje?
No tenemos nada que adaptar. “No, que así no se entiende. Hay que poner el lenguaje…” ¿Ah, si?, ¿y cuándo el otro dice ‘aleluya’?, ¿qué quiere decir ‘aleluya’? ¿Qué es eso? “¡Cuando el señor estaba en Jerusalén!” ¿Y dónde quedaba Jerusalén?
Pero fíjate, fíjate como hablan y la jerga que usan esos otros en distintos líos, el impacto con lo suyo. Son pesados, pero esa es la fuerza que tienen.
Hasta hace poco hablaban en lenguas raras, te hablaban en latín, lenguas muertas. Luego se equivocaron, se sociologizaron, creyeron cosas… entonces ahora hablan lenguas vernáculas. Pero bueno, hasta hace poco decían esas rarezas y todo el mundo en tema. Son muy graciosos, pero terminaron creyéndoles por que ya en sus seminarios, ya empezaron a educarse de ese modo ridículo y se les jodió. Pero todo está bien, por algo será. Buenísimo lo que les pasó, perdieron comprensión.
No, no, no, no, no. ¡Qué vamos a tener que adaptar nada!
¿Debemos ser explícitos?
Absolutamente, y pedirles un poquito a ellos que también sean explícitos. ¿Qué van a hacer si están boleados en un torbellino de cosas, que contradicen continuamente? Que sean explícitos. Nosotros vamos a ser explícitos, claro que sí. ¡Cómo no! Bien explícitos. Quitándole pie a toda posible manipulación del lenguaje en lo que se refiere a nosotros, quitándole pie a las manipulaciones. “Que se dice así, pero en realidad es asao.” Todas esas porquerías.
Da tu palabra y rómpete.

viernes, 9 de febrero de 2007

Desarme Nuclear

Elaborado por la Comisión “Desarme Nuclear” para proponer su aprobación a la Asamblea del Movimiento Humanista

Participantes: Fernando García, Pepe Feres, Cristian Reitze, Enrique Nassar, Anna Polo, Javier Zaldarriaga, Peter Noordendorp, Marisu Ortiz Zavalla, Mirla Maldonado, Sylvia Bercu, Tony Robinson, Silvia Guardado, Ivan Andrade, Sudhir Gandotra, Diego Ugarte, Gabriel Pacheco, John-Mark A, Jayesh Shah, Efrén Villarreal,

Coordinador responsable: Rafael de la Rubia

Tema: El Desarme Nuclear Mundial

Interés: Definir la posición humanista sobre el tema del armamento nuclear como el peligro mas grave que tiene la humanidad en este momento y la conveniencia de que se eliminen totalmente las armas nucleares en el planeta.

Fecha: se constituyó el 8 de septiembre y finalizo su trabajo el 6 de octubre de 2006




“El poder desatado del átomo ha cambiado todo excepto nuestros modos de pensar y, en consecuencia, nos encaminamos a una catástrofe sin paralelo”.

Albert Einstein




INTRODUCCIÓN

Desde principios del siglo pasado, el capital financiero internacional tiende aceleradamente a concentrarse desproporcionadamente en manos de cada vez menos actores.
“La tecnología y el poder económico en aumento se concentran en empresas cada vez más importantes.”
[1]
Estas disponen de recursos enormemente desproporcionados a los intereses que representan, y tales recursos son aplicados a la consolidación y ampliación del lucro. Para consolidar y aumentar ese monopolio económico, el capital financiero internacional necesita controlar también los monopolios organizativos e ideológicos. Así recurre al control directo o indirecto de las democracias formales que dan marco legal a tal monopolio. Esto decreta la obsolescencia del poder del estado nacional.
“Mientras crece el poder regional y mundial de las compañías multinacionales, mientras se concentra el capital financiero internacional, los sistemas políticos pierden autonomía y la legislación se adecua a los dictámenes de los nuevos poderes.”
[2]
“Hoy no se trata de economías feudales, ni de industrias nacionales, ni siquiera de intereses de grupos regionales. Hoy se trata de que aquellos supervivientes históricos acomoden su parcela a los dictados del capital financiero internacional. Un capital especulador que se va concentrando mundialmente.”
[3]
Las democracias formales, a su vez, disponen del monopolio del uso de la fuerza. Este es el caso de los ejércitos que actuarán, según el caso, allanando el camino para el avance del capital financiero internacional o bien defendiendo sus intereses globales cuando los recursos de la democracia formal o la “legalidad” hayan fallado en tal propósito.
“Privatizada la educación, la salud, las comunicaciones, las reservas naturales y hasta importantes áreas de la seguridad ciudadana; privatizados los bienes y servicios, disminuye la importancia del Estado tradicional. Es coherente pensar que si la administración y los recursos de un país salen del área de control público, la Justicia seguirá el mismo proceso y se asignará a las fuerzas armadas el rol de milicia privada destinada a la defensa de intereses económicos vernáculos o multinacionales.”
[4]
“En la concepción tradicional se ha dado a las fuerzas armadas la función de resguardar la soberanía y seguridad de los países, disponiendo del uso de la fuerza de acuerdo al mandato de los poderes constituidos. De este modo, el monopolio de la violencia que corresponde al Estado se transfiere a los cuerpos militares. Pero he aquí un primer punto de discusión respecto a qué debe entenderse por «soberanía» y qué por «seguridad». Si éstas, o más modernamente el «progreso» de un país, requieren fuentes de aprovisionamiento extra-territoriales, navegabilidad marítima indiscutible para proteger el desplazamiento de mercaderías, control de puntos estratégicos con el mismo fin y ocupación de territorios ajenos, estamos ante la teoría y la práctica colonial o neo-colonial”.
[5]
A esto responden la “defensa de los intereses estratégicos” (que hoy ya no reconocen fronteras), las “guerras preventivas”, las “guerras humanitarias”, el “restablecimiento de la democracia”, “el libre comercio”, “la estabilidad”, y demás justificaciones amañadas del uso del poder militar.
Los intereses del capital financiero internacional necesitan –como antaño para los imperios coloniales– fuentes de energía, materias primas, mercados, etc. en condiciones cada vez más ventajosas para su beneficio.
En la medida que los intereses del capital financiero internacional se hacen globales, también aumenta la necesidad de recursos militares proporcionales para la defensa y ampliación de tales intereses. Es así que el armamento convencional ya no basta y se llega a la amenaza nuclear que provee la última línea de defensa del monopolio económico. Y esta amenaza nuclear actúa por la simple afirmación de la voluntad de usarla si los demás recursos fallaran. Esto también explica el interés de algunos por mantener el monopolio de las armas nucleares. Y así el capital financiero internacional se consolida y avanza gracias al oportuno uso tanto de acuerdos bajo la coerción de sus monopolios como de la más cruda acción militar cuando esto no es posible.
Todo esto halla su correlato en las aspiraciones y acciones imperiales de la política exterior de la mayor de las potencias nucleares, los EE.UU. Esta y sus aliados pueden diferir ocasionalmente en las tácticas a emplear, pero no en la estrategia de fondo de la cual son beneficiarios.
Cabe aquí introducir una aparente digresión, pero que hace al cuadro de situación y a las tendencias que estamos señalando:
“Nosotros destacamos que es, precisamente, en las naciones y regiones que van tomando carácter imperial donde las revoluciones y la decisión militar irán haciendo sentir su presencia. Tarde o temprano las fuerzas del dinero, cada vez más concentradas, se enfrentarán a las mayorías y en esa situación banca y ejército resultarán términos antitéticos.”
[6]
Obviamente que tamaño poder monopólico del capital financiero internacional, que a su vez se concentra en cada vez menos manos, deja afuera cada vez más disconformes. Algunos de estos no vacilan en apelar a los mismos recursos con los que han sido atropellados. Otros también apelan a los mismos recursos, pero para aspirar a su propia parcela de poder dentro del marco global, compitiendo así con otros por ser aliados regionales de los poderes que defienden al capital financiero internacional.
Así surgen las carreras armamentistas en las que incluso perdura también la defensa de intereses nacionales, étnicos, regionales, sectoriales, etc.
“El gran capital ya ha agotado la etapa de economía de mercado y comienza a disciplinar a la sociedad para afrontar el caos que él mismo ha producido. Frente a esta irracionalidad, no se levantan dialécticamente las voces de la razón sino los más oscuros racismos, fundamentalismos y fanatismos.”
[7]
En una paradoja organizativa: en un sistema cerrado, a mayor intento de imposición de un cierto “orden” (pax romana) le corresponde un aumento creciente de desorden, de entropía. Todo se va complicando en una situación mundial confusa y volátil donde hay cada vez más actores de diferentes tipos: países poderosos industrial y militarmente; países débiles industrial y militarmente pero con reservas energéticas suficientes para crear inestabilidad mundial; organizaciones paraestatales (Ira, ETA, Al Qaeda, los chechenios, etc.) con capacidad de desestabilizar por medio de atentados a grupos humanos o a infraestructuras importantes; y todos estos actores tienen la posibilidad de acceder a diferentes tipos de armamento nuclear contando, además, con la voluntad de usarlo.
“Por último, el fenómeno del terrorismo se avizora como peligro de proporciones enormes dado el poder de fuego con que hoy pueden contar individuos y grupos relativamente especializados. Esta amenaza que llegaría a expresarse por medio del artefacto nuclear, o de explosivos deflagrantes y moleculares de alto poder, toca también a otras áreas como la de las armas químicas y bacteriológicas de reducido costo y fácil producción.”
[8]
En este desorden de cosas, donde nadie controla nada, las probabilidades de detonación accidental o intencional de dispositivos nucleares de todo tipo son demasiado altas. Los hechos trágicos que esto podría desencadenar son imprevisibles y más allá del gobierno de cualquiera de los protagonistas de la amenaza nuclear

1. LA CONCEPCIÓN DE LA GUERRA TOTAL
El terrorismo nuclear ejercido por los países que cuentan con dicho armamento se desarrolló a partir de la tradición moderna de hacer la “guerra total” que consiste en desarrollar poderosas industrias bélicas y entrenamiento militar que doten a un país de tecnología bélica poderosa, hombres bien entrenados y la justificación ideológica para: 1) Destruir las bases económicas, tecnológicas y culturales del poder nacional del contrario 2) Aniquilarle el máximo posible de personas y comunidades 3) Destruirle el máximo posible de infraestructura. Todo lo anterior en el menor tiempo posible.
Esta concepción empezó en la guerra civil de EE.UU., maduró en Europa durante la Primera Guerra Mundial y se convirtió en la forma de hacer la guerra en la Segunda Guerra Mundial. Primero, Hitler bombardeó las ciudades principales de Gran Bretaña. Luego, Gran Bretaña y los EE.UU. respondieron atacando la infraestructura industrial de Alemania. El bombardeo incendiario de Dresde se convirtió en la inspiración para el bombardeo incendiario de las ciudades japonesas, el peor de los cuales acaeció en la noche del 9 al 10 de marzo de 1945, cuando unas 100 mil personas comunes y corrientes de Tokio fueron consumidas en la tormenta de NAPALM y fósforo blanco que devastó 40 kilómetros cuadrados de Tokio y dejó a 1.5 millones de personas sin hogar.
Fue esta desintegración de la moralidad humana, esta orgía de sangre, lo que hizo posible el desarrollo de las armas nucleares y la decisión de la mayoría de los altos funcionarios del gobierno de los EE.UU. de que los blancos de las bombas Atómicas fueran ciudades con instalaciones militares y con “hogares de obreros densamente agrupados”. Los civiles eran un blanco deliberado. También conviene aquí recordar que la guerra entre Japón y los EE.UU. no fue sólo una guerra por el imperio, sino que empezó como una guerra por petróleo.

2. LA GUERRA FRIA
En julio de 1945 en Álamo Gordo, Nuevo México, el ejército probó los resultados de la colaboración científica que hizo posible la construcción de la Bomba A justo mientras el Presidente Harry Truman acudía a Postdam para reunirse con sus dos aliados de tiempo de guerra, el Primer Ministro británico Winston Churchill y el jefe del Partido Comunista soviético Josef Stálin. Los aliados de la guerra terminaban la planificación de posguerra que había comenzado con el Presidente Roosevelt en la cumbre de Yalta en enero, pero Roosevelt murió poco después de la reunión de Yalta, en la cual él estuvo de acuerdo en dividir a Europa entre el Este y el Oeste. Por esa época, la política norteamericana consideraba que los soviéticos desempeñarían el papel de contener el poderío alemán en una Europa de posguerra, de manera que nunca más pudiera amenazar la estabilidad mundial, como había hecho dos veces en 25 años. Sin embargo, en medio de la discusión de Postdam un ayudante susurró al oído a Truman que la prueba atómica norteamericana había tenido éxito. Con un arma tal a su disposición, Truman ya no necesitaba que los soviéticos contuvieran a Alemania.
Japón se rindió cinco días después del bombardeo de Nagasaki, pero meses antes de esa masacre los hechos clave que decidieron el resultado de la guerra ya habían tenido lugar. Sin embargo los más importantes asesores de Truman lo convencieron de usar no una, sino dos bombas atómicas en el Japón. Razones políticas de posguerra, no militares, exigían tal decisión. La tripulación de los bombarderos (que llevaban las bombas A al Japón) cumplían órdenes de los políticos norteamericanos que vieron en la bomba una forma de imponer el nuevo orden “norteamericano”. Al Secretario de Estado James Byrnes le aterraba que los soviéticos tuvieran un importante papel en la reconstrucción de Europa por lo que podría significar para las inversiones y el comercio norteamericanos. Stálin se mantuvo firme en Postdam acerca de las demandas acordadas en Yalta sobre las compensaciones que debía pagar Alemania y también acerca de la influencia soviética en Europa Oriental. Cualquiera que hubiera sido el líder soviético en esas circunstancias tenía que asegurarse que Alemania NO repitiera lo que había hecho dos veces en 25 años: matar a 50 millones de ciudadanos soviéticos y destruir el país.
En términos de “guerra total”, los ataques con bombas A fueron innecesarios y se toparon con la oposición de casi todos los altos líderes militares de EE.UU.: el general Eisenhower, el almirante Leahy, el general Marshall e, incluso, el general LeMay. Truman estaba muy consciente de que el emperador Hirohito y todos, a excepción de los líderes del ejército japonés, comprendían que Japón había perdido la guerra. A partir de abril de 1945 –algo que Truman sabía, gracias a la correspondencia diplomática interceptada–, los altos funcionarios japoneses trabajaron para organizar una rendición bajo condiciones que fueron aceptadas por Truman después de los bombardeos atómicos. Los académicos de los EE.UU. están ahora esencialmente de acuerdo en que hubo cuatro razones principales para los bombardeos atómicos:
1. Poner fin a la guerra antes de que la Unión Soviética se incorporara a la lucha y, de este modo, ganar ventajas geoestratégicas para la Guerra Fría, al limitar la influencia soviética en el norte de China, Manchuria, Corea e incluso Japón.
2. Enviar un mensaje a Stálin que demostrara el poder apocalíptico de las armas nucleares y la voluntad de los EE.UU. de usarlas, incluso contra civiles.
3. Ayudar a asegurar la reelección de Truman como presidente en 1948
4. Como acto de venganza.
En el transcurso de los siguientes dos años al fin de la guerra, altos funcionarios en Washington y Londres habían diseñado lo que se convirtió en la Guerra Fría; usaron los medios y la retórica de manera muy ingeniosa para convertir la verdadera imagen de una URSS mutilada (Las fuerzas armadas soviéticas habían derrotado a los nazis a un costo de más de 20 millones de muertos y otros 20 millones de heridos, 200 importantes ciudades soviéticas destruidas, centenares de pueblos y campos quemados y arrasados durante la retirada alemana, un ejército soviético falto de vestido y alimentos) en una URSS imperio del mal que planeaba la agresión inmediata a Europa Occidental para luego conquistar el resto del mundo.

3. ASPIRACIONES IMPERIALES, GEOGRAFIA y PODER INTIMIDATORIO
La geografía tuvo un rol determinante en la forma en como algunos países poderosos disciplinaron e implementaron sus imperios. El imperio ruso, bajo los zares, comisarios y ahora presidentes, ha sido relativamente compacto y accesible para el poder asesino de las fuerzas militares “convencionales” de Moscú. Lo mismo se aplica en gran medida a China. Por el contrario, para los EE.UU., con una aspiración imperial que se extiende desde México hasta el Medio Oriente y desde Berlín a Bangkok, desplegar una fuerza convencional aplastante en dominios apartados del imperio ha implicado desafíos significativos, tal como vemos hoy en las guerras en Irak. Por lo tanto, Washington se ha visto con frecuencia en la necesidad de amenazar con un ataque nuclear para mantener el control sobre sus dominios o para expandirlos. El hecho de que EE.UU. las haya utilizado, le da mucho poder y credibilidad en su capacidad de volver hacerlo.
Noam Chomsky explica como funciona esta política: “Nuestro sistema de armas nucleares estratégicas nos proporciona una especie de paraguas dentro del cual podemos llevar a cabo acciones convencionales, esto es, de agresión y subversión, sin ninguna preocupación de que se vean de algún modo impedidas... Harold Brown, quien fue secretario de defensa de Carter... dijo que éste era el corazón de nuestro sistema de seguridad. Dijo que, una vez posicionado este sistema, nuestras fuerzas convencionales se convertían en ‘instrumentos significativos de poder militar y político’. Esto significa que, bajo este paraguas de armas nucleares estratégicas... hemos tenido éxito en intimidar lo suficiente a cualquiera que pudiera ayudar a proteger a la gente que hemos decidido atacar. De modo que... si queremos derrocar el gobierno de Guatemala... o enviar una Fuerza de Despliegue Rápido al Medio Oriente o si queremos respaldar un golpe militar en Indonesia... si queremos invadir un determinado país... podemos hacerlo sin demasiada preocupación de que seamos disuadidos, porque tenemos este intimidante poder que amenazará a cualquiera que pudiera interponerse en nuestro camino”
El presidente Eisenhower fue más sucinto: “Sería imposible para los Estados Unidos mantener los compromisos militares que ahora tiene alrededor del mundo... si no poseyésemos armas atómicas y la voluntad de usarlas cuando sea necesario”.

4. EL COMPLEJO MILITAR INDUSTRIAL
Durante la primera década de la Guerra Fría, prevaleció un casi monopolio de los EE.UU. en lo que respecta a armas nucleares. En la década de los 50 y 60, la Fuerza Aérea de los EE.UU. y sus aliados políticos exageraron constantemente la amenaza nuclear que representaba la Unión Soviética para justificar un mayor gasto militar y la adquisición de nuevos sistemas de armamento.
El marco nuclear de la "coexistencia pacífica de USA y URSS” sirvió de argumento para desarrollar la confrontación por "áreas de influencia" entre EEUU y la URSS durante la Guerra Fría lo que posibilitó el desarrollo de la "industria de la guerra" (convencional y nuclear) que alimenta los contratos y las ganancias de los consorcios agrupados en ese monstruo llamado Complejo Militar Industrial norteamericano.
Los gastos en armas nucleares de Estados Unidos han aumentado en un 84 por ciento desde 1995, hasta alcanzar una cifra de 40.000 millones de dólares. Con ese monto presupuestario se financia el mantenimiento de unos 10.000 misiles nucleares, 2.000 de los cuales se encuentran en estado de máxima alerta. La meta de los nuevos programas es la producción de nuevos prototipos de cabezas nucleares y misiles en la próxima década. No obstante esa realidad, Bush puede darse el gusto de decirle a Corea del Norte (supuestamente en posesión de dos cabezas nucleares) que su programa nuclear "pone en peligro a la humanidad".
En la actualidad tres grandes corporaciones armamentistas (Lockheed Martin, Boeing, y Northrop Grumman), por medio de su influencia en todas las oficinas de contratación federal, tienen los contratos más jugosos en la llamada "Guerra contra el terrorismo Global" (GWOT) que abarca ventas de sistemas y armamentos de seguridad que cubren todo el territorio de EEUU y sus unidades de desplazamiento en el extranjero. También obtienen jugosos contratos y ganancias del proyecto espacial de Bush para colonizar la Luna y enviar una misión tripulada a Marte, que son la punta de lanza de una nueva carrera armamentista en el espacio.
Nucleados formalmente dentro de la OTAN, (el gran Estado locomotora militar-imperial de USA y sus países socios), protegen las estrategias conquistadoras de sus transnacionales extendidas por toda la geografía dependiente de Asia, África y América Latina.
Por eso, los socios europeos menores de Bush, en calidad de un "club selecto", protegen sus propias carreras armamentistas y sus arsenales nucleares siguiendo la impronta de la potencia locomotora, y del jefe del clan que esté sentado eventualmente en el sillón de la Casa Blanca, en Washington (Por ahora Bush). China, Estados Unidos, Francia, Gran Bretaña y Rusia, hasta 1998 las únicas potencias nucleares declaradas, firmaron en 1970 el Tratado de No Proliferación, para legitimar al "club" como una entidad democrática y pacifista. Todos los países de la Organización del Tratado del Atlántico Norte (OTAN) que tienen en su territorio mísiles nucleares estadounidenses votaron a favor de una resolución de la ONU que exige la ”reducción de armas nucleares no estratégicas". Este sistema en la realidad NO rige para los extraños al "club", o sea los países que quieren desarrollar su propio poder disuasivo al margen de USA y sus socios, los llamados "ejes del mal". Entre esos "demonios" se encuentran algunos con cabezas nucleares, como es el caso de Corea del Norte, Irán y Pakistán, cuyos desarrollos nucleares son "monitoreados" con atención por los socios gordos del club nuclear.
Expertos en el tema, sostienen que ”en la OTAN circula un argumento institucional: que las armas (nucleares) contribuyen al vínculo entre Europa y Estados Unidos". En un informe se revela por primera vez cuántas bombas nucleares podría suministrar EEUU a aliados de la OTAN que no poseen esas armas en el supuesto de una guerra: serían 180, rumbo a Alemania, Bélgica, Holanda, Italia y Turquía.
El capitalismo explotador europeo, con su remanente de esclavos y de rebeliones larvadas, precisa asociarse con el "capitalismo mayor" de Washington y beneficiarse con la carrera armamentista y con la impunidad de las invasiones militares de Bush. Nosotros no tenemos nada que ver, dicen los Chirac o los Schroeder, Bush es el "militarista" y nosotros somos los "pacifistas", Bush mata con los misiles y amenaza con el poder nuclear detrás, mientras nosotros sólo recogemos la ganancia capitalista de la conquista con nuestros bancos y trasnacionales asociadas al "botín de guerra".
Lo demás es pura formalidad, la "oposición" en la ONU, las "condenas internacionales" a temas menores, las presiones diplomáticas contra la expansión militar de EEUU, son herramientas de presión que los europeos utilizan para sacarle una cuota mayor de negocios al Imperio locomotora. Europa es la socia menor de la depredación, con los misiles nucleares como telón amedrentador de fondo.

5. USA: EL ESTADO TERRORISTA
El 31 de diciembre de 2002, el Departamento de Guerra estadounidense publicó el documento llamado Revisión de la Postura Nuclear, que reclamaba la necesidad de producir “un ingenio efectivo para penetrar en tierra que permita atacar objetivos subterráneos”. Después de esto el Senado derogó la prohibición de producir armas nucleares en EEUU.
La idea del Pentágono es fabricar armas nucleares “pequeñas”, de una potencia entre 5% y el 10% de la de Hiroshima, diseñada para penetrar profundamente en tierra y hacer saltar por los aires cualquier búnker. La Revisión de la Postura Nuclear explicaba que hay un total de 1.400 búnkeres en 70 países susceptibles de ser objetivos nucleares. Esas bombas tendrían una gran potencia explosiva y una radiación relativamente baja, aunque serían capaces de provocar “muertes civiles masivas” si son utilizadas en zonas urbanas, según advertía un responsable de la Federación de Científicos de EEUU. Los estrategas estadounidenses quieren tener esas armas listas para una posible agresión como la lanzada contra Irán o Corea del Norte si las relaciones se siguen deteriorando.
El Pentágono tiene una nueva doctrina nuclear que representa una amenaza directa para buena parte del mundo. Un documento del gobierno titulado "Nuclear Posture Review" (Revisión de la postura nuclear) sostiene que Estados Unidos usará armas nucleares primero contra un país que plantee una amenaza seria, incluso si ese país no tiene armas nucleares. El documento recomienda el desarrollo de armamento nuclear nuevo que pueda integrarse a la estrategia bélica del país, y no exclusivamente con fines disuasorios. La nueva doctrina recomienda ampliar la variedad de armas nucleares para el campo de batalla y crear una nueva generación de armas pequeñas. El Pentágono –uno de los principales poseedores de esta violencia– entiende que debe tener a mano la posibilidad de disponer y usar, si lo considera necesario, pequeñas bombas nucleares contra objetivos determinados, tales como refugios subterráneos, fábricas de armas que se hallan bajo tierra o búnkeres que protegen "terroristas" (o jefes de estado). Las caracterizaciones de estos objetivos dependen de la "ética" del imperio, por supuesto.
El objetivo es integrar las armas nucleares en el arsenal de las fuerzas armadas. Ahora el Pentágono está explorando nuevas armas nucleares para matar a jefes de estado. La nueva doctrina dice: "Es preciso desarrollar nuevas capacidades para derrotar amenazas emergentes como blancos duros y profundamente enterrados".
El documento se refiere a siete naciones como blancos potenciales: Corea del Norte, China, Irán, Irak, Libia, Rusia y Siria. De esta manera y de un manotazo, Estados Unidos amenaza a dos tercios de la humanidad y a los dos países más grandes del mundo: China y Rusia. (El documento dice que se podría considerar un ataque nuclear en una confrontación por Taiwán). Por lo visto el Pentágono no consideró que estos dos países sean aliados oficiales en su guerra contra el “terrorismo”. El gobierno de China se manifestó “profundamente alarmado” por el documento.
Pero los círculos de poder en Washington permanecen imperturbables ante la opinión mundial o la reflexión.
Además de nombrar países, la nueva doctrina señala tres situaciones dignas de armas nucleares: 1) casos en que otras armas no den resultado; 2) represalias por ataques nucleares, biológicos o químicos; 3) "en caso de giros militares sorprendentes". Traducción: Usaremos armas nucleares cuando no sea posible alcanzar nuestros objetivos por otros medios o si alguien nos da un golpe militar "sorprendente" a nosotros o a nuestros aliados
Washington sostuvo históricamente el principio del último recurso para el uso de armas atómicas contra otras potencias nucleares, si bien en la última década varios funcionarios señalaron que este armamento podría dirigirse contra enemigos que atacaran con otros arsenales de destrucción masiva, como armas químicas o biológicas. El documento dice que si Israel es atacado, el Pentágono considerará un ataque nuclear. Sobra decir que Israel tiene montones de armas nucleares y que desde hace décadas amenaza a Irak y sus otros vecinos. La Casa Blanca borró a Libia de la lista oficial de "países que apoyan el terrorismo" debido al apoyo a la guerra actual. Por lo visto eso no basta para proteger a la población Libia de la amenaza nuclear. .
Washington promovió el Tratado de No Proliferación y el tratado de prohibición de pruebas nucleares por décadas porque permitían conservar el monopolio de armas nucleares en manos de unos pocos países imperialistas. Ahora por lo visto esos acuerdos no le convienen: no quiere ninguna limitación y cree que la fuerza bruta es la mejor manera de mantener a raya a los demás países.
Washington ha declarado que no se va a dejar "amarrar las manos" por los tratados internacionales. Se retiró del tratado de calentamiento global de Kyoto. Después anunció que suspendía el Tratado de Misiles Antibalísticas de 1972, que se elaboró para detener la carrera armamentista. Esta nueva doctrina militar le da en la torre a otros dos tratados: el de prohibición de pruebas nucleares y el Tratado de No Proliferación de 1974. Se dice que Estados Unidos tiene planes de volver a hacer pruebas nucleares para refinar la nueva generación de armas. Esto, se cree, daría comienzo a una nueva carrera global de pruebas y desarrollo de armas nucleares pues otros países seguirían esos pasos.
Un punto central de la posición de "no proliferación" de Estados Unidos era la promesa de no usar armas nucleares contra los países que no las tuvieran y que firmaran el Tratado de No Proliferación Nuclear (a menos que tuvieran "alianzas con un estado nuclear"). Ahora Estados Unidos está descartando esa promesa y proponiendo ataques nucleares a países no nucleares que firmaron el tratado, como Irán, Libia, Siria y Corea del Norte. El gobierno de Estados Unidos siempre ha dicho que sus guerras y sus despliegues militares son pura "defensa", y que su enorme arsenal nuclear "sirve de freno" a una guerra nuclear. Pero ahora dice que está dispuesto a lanzar armas nucleares aquí y allá para imponer su voluntad en todo el mundo. ¡Vaya "defensa" y "freno"!. Un ataque nuclear, incluso un primer ataque nuclear contra países pobres del tercer mundo, ya no se considera "impensable".
Un “ataque iraní contra Israel o sus vecinos, o un ataque norcoreano contra Corea del Sur o una confrontación militar sobre la situación de Taiwán” podrían acontecer de tal modo que Estados Unidos pueda querer apelar a las armas nucleares, afirma el documento. Se sugiere así mismo el uso de armas nucleares para liquidar presuntos arsenales con capacidad de destrucción masiva en manos de estados “renegados”, hostiles a Washington.
Este plan ha debilitado el sistema de no proliferación, animando a otros estados a adquirir armas atómicas y ampliando las circunstancias para su uso. El documento desdibuja la distinción entre disuasión y uso bélico al sugerir el desarrollo de nuevas armas nucleares. Esta estrategia también contraviene el Tratado de No Proliferación Nuclear (NPT), de 1970, que comprometía a las potencias nucleares al objetivo de un desarme atómico final. La asesora de Seguridad Nacional, Condoleezza Rice, insistió en que el documento es coherente con la tradicional política de disuasión nuclear de Washington. “Todo lo que queremos es reducir la posibilidad de uso de armas de destrucción masiva. La forma de hacerlo es enviar una clara señal a cualquiera que pueda intentar utilizar esas armas contra Estados Unidos, de que recibirá una respuesta devastadora”, sostuvo Rice.
El resultado de esta política es que los sectores radicales de los países amenazados han empezado a buscar producir armas nucleares y a fortalecerse para dar respuesta al plan de USA. Al ver enemigos por todas partes, Estados Unidos da la razón a aquellos que quieren crear esos peligros por todas partes y al amenazarlos va creando y/o fortaleciendo enemigos por todas partes. Todo esto ha puesto en marcha la rueda de la paranoia en Irán y Corea del Norte y ha alimentado los temores de China sobre las intenciones de Estados Unidos. Esta postura ha desatado una nueva carrera armamentista nuclear de una docena de países.
Como muchos países de la lista son pobres y no tienen armas nucleares, la doctrina nuclear estadounidense dejará de ser "destrucción mutua segura" para ser "destrucción unilateral segura", es decir, ataques nucleares a un país que no marque el paso como se le ordena. La decisión del gobierno de George W. Bush, tiene como meta enfrentar a los países integrantes de lo que ha dado en llamar el "eje del mal" o a cualquier otro país que Washington considere que se halla protegiendo al terrorismo. Estas armas nucleares tácticas serán más fáciles de transportar que las existentes. El departamento de Defensa estadounidense considera que por su carácter más limitado, les proporcionará a sus enemigos la certeza de que las utilizará.
Los Estados Unidos han demostrado claramente con la invasión a Irak que abiertamente no se someten al derecho internacional, ni reconocen la Carta de la Organización de las Naciones Unidas, los acuerdos y tratados internacionales, la soberanía de las naciones –retrocediendo más allá de la Paz de Westfalia de 1648–, y como si todo esto fuera poco, con su fascista doctrina de la guerra preventiva se reservan el derecho a declarar quiénes pueden tener armas de destrucción masiva y quienes no deben tenerlas. Por ejemplo Pakistán e Israel pueden disponer de esas armas, en tanto que Corea del Norte e Irán no.
Hablando claro. Las grandes potencias pueden poseer –por ejemplo– armas nucleares, los países menos poderosos o más pobres no. Si un país no está entre las grandes potencias, pero es aliado de Washington, puede tenerlas sin declararlas. Eso no es considerado una violación por los gobernantes estadounidenses.
El documento en su parte inicial señala: "Las armas de destrucción masiva –nucleares, biológicas y químicas– en posesión de estados hostiles y de terroristas representan uno de los mayores desafíos a la seguridad con los que se enfrenta Estados Unidos". Adviértase bien que el texto señala que estas armas representan un peligro en manos de "estados hostiles y de terroristas". Washington –como señaláramos– se reserva el derecho de decidir la bondad o maldad de cada Estado, así como quiénes son los terroristas "buenos" y quienes son los terroristas "malos".

6. SEGURIDAD INTERNACIONAL Y EL ESPACIO ULTRATERRESTRE.
Consideraciones sobre ciertas medidas que se han adoptado para reglamentar la práctica del uso de armas nucleares, Tratados, Acuerdos Bilaterales sobre prohibición parcial de ensayos.
a. Consecuencias
La amenaza –a la seguridad y al espacio ultraterrestre peligra con el crecimiento de Armas Nucleares y la Carrera Armamentista. Exigir el estricto cumplimiento de los Tratados de No Proliferación para preservar el “orden social e internacional” son derechos proclamados en la Declaración Universal de los Derechos Humanos. Art.28
Según el Diccionario del Nuevo Humanismo: Seguridad (de seguro y éste del lat. Securum: es aquello libre y exento de todo daño, peligro y riesgo) sistema de garantías para defender los derechos humanos, ante todo el derecho a la vida, mantenimiento de la estabilidad social; prevención de catástrofes sociales y perturbaciones violentas, defensa de la soberanía nacional; cumplimiento de las obligaciones internacionales.
La seguridad es, por cierto, una preocupación legítima de los Estados, pues afecta a su independencia, a su soberanía y a su autonomía.
Un mal funcionamiento de armas espaciales –no solo afectaría la seguridad sino podría traducirse en una catástrofe nuclear. En la actual era nuclear, la única seguridad posible es la de toda la humanidad, no por la vía de los Medios Tecnológicos y Militares, sino por los esfuerzos políticos que permitan mantener a las armas fuera del espacio y llevar a cabo el Desarme Nuclear.
Hoy en día unos 433 reactores nucleares generan el 17% de la electricidad mundial, y en 8 países más del 40% de la energía eléctrica proviene de fuentes nucleares. Debido a esto la Organización Internacional de Energía Atómica (OIEA) fomenta la utilización de energía atómica con fines pacíficos y establece normas de seguridad nuclear y protección ambiental.
Existen armas espaciales ofensivas ASAT y defensivas contra misiles balísticos (DMB). Si bien los principios básicos de la utilización de estas armas son similares, sus características pueden diferir considerablemente según sus aplicaciones. La razón por considerar ese tipo de armas en una misma categoría es que existe una relación marcada entre las tecnologías ASAT y DMB, y las medidas técnicas, políticas y diplomáticas.
Las armas de energía cinética –son (armas electromagnéticas) es decir aquellas armas que producen acciones entre los campos eléctricos y magnéticos, en donde ciertos materiales como el hierro se atraen mutuamente. Las armas de energía cinética y dirigida –son armas de tipo espacial. Entre las armas cinética se encuentran los cohetes, armas (railguns) electromagnéticas y las armas de energía dirigida; láseres: químico, excimer, electrones libres, rayos x; armas de radiofrecuencia: Geriotrones; armas de rayos de partículas: rayos de partículas cargadas y rayos de partículas neutras.
Habría que garantizar que estas armas de uso en laboratorios –no tienen un efecto nocivo para la seguridad y el bienestar de la sociedad. La OIEA formula normas básicas para la protección contra radiaciones y publica reglamentos y códigos de prácticas para distintos tipos de operaciones, incluida la seguridad en el transporte de materiales radioactivos.
El Comité Científico sobre Problemas del Medio (SCOPE) Órgano del Consejo de Uniones Científicas, en un proyecto sobre “Consecuencias ambientales de la guerra nuclear” (Environmental Consequences of Nuclear War) llegó a la conclusión de que la combinación de perturbaciones climáticas, otros trastornos físicos del Medio Ambiente, y el desconcierto de la Infraestructura Mundial interdependiente de la sociedad que ocasionaría una guerra nuclear en gran escala, podría inhibir señaladamente la producción agrícola, y la consiguiente distribución de alimentos, poniendo así a la mayoría de la población humana que sobreviviera al principio en riesgo de hambre.
Existen riesgos importantes para la población –mayormente expuestas a un ataque nuclear, pero las condiciones se parecerían más verosímilmente a las experimentadas por el género humano en el pasado, con hambrunas generalizadas, parecida a la experiencia sufrida en Hiroshima y Nagasaki.
b. Comunicaciones Satelitales – Conferencia de Desarme Nuclear
El aumento de armas nucleares representa una seria amenaza para la seguridad internacional. El radio de acción de un proyectil, controlado por un sistema de comunicación satelital, viola los acuerdos sobre prohibición de armas nucleares.
Es decir, para atacar una nave espacial o entorpecer su funcionamiento no sería absolutamente necesario utilizar armas especialmente concebidas para utilizarlas en el espacio ultraterrestre. En general los sistemas espaciales, tanto civiles como militares, dependen de las comunicaciones radiales con estaciones terrestres.
Además, la condición de ataque armado no se cumpliría si el ataque a un satélite se produjera simultáneamente con la iniciación de hostilidades. Por lo que se refiere a los sistemas militares, algunos de ellos, los satélites de vigilancia utilizados para la verificación de los acuerdos sobre limitación de armamentos, están protegidos como medios técnicos nacionales de verificación en virtud de los acuerdos sobre la limitación de armas.
Las normas existentes del derecho internacional no impiden los ataques contra naves espaciales pertenecientes a los bandos en conflicto, una vez que han comenzado las hostilidades.
Cierto número de tratados multilaterales contienen disposiciones concretas que son pertinentes para los aspectos de la seguridad de las actividades espaciales.
El Tratado sobre Prohibición Parcial de Ensayos prohíbe la realización de toda explosión de ensayo de armas nucleares “o cualquier otra explosión nuclear” entre otros lugares, el espacio ultraterrestre. Quiere decir que las explosiones nucleares que no son ensayos específicos de armas, por ejemplo las explosiones empleadas con objeto de crear energía para láseres de rayos X también están prohibidas en el espacio ultraterrestre.
Tampoco existen restricciones sobre otras clases de armas, por ejemplo las convencionales, o sobre los sistemas espaciales militares. Es decir no hay ninguna disposición que prohíba el desarrollo, el ensayo o el despliegue, sea en la tierra, en el aire o en el espacio ultraterrestre de armas anti-satélite ASAT o de minas espaciales. Esta deficiencia resulta ser especialmente inquietante cuando se piensa en el desarrollo de las armas ASAT.
El Acuerdo sobre la prevención de accidentes, de 1971, y el Acuerdo sobre la prevención de la guerra Nuclear, de 1973, obligan a Rusia y a Estados Unidos a abstenerse de interferir con los sistemas de alerta temprana de cada una de las partes y de atacar estos sistemas. Al respecto quedan incluidos los satélites que son componentes de tales sistemas de detección.
En el Acuerdo sobre modernización del teléfono rojo, los Estados Unidos y Rusia se comprometen a mantener dos medios de comunicación directa en todo momento, valiéndose de redes de comunicación por satélite.
También algunos grupos independientes y criminales, junto con la industria del armamentismo, son sectores diseminados –que no se contemplan en los acuerdos sobre control de armamentos, ni colaboran con el cese de hostilidades.
Los países socialistas y en desarrollo, si bien coinciden en que una Conferencia de Desarme es el órgano apropiado para negociar acuerdos formales, insisten en que se trata de una cuestión política y que debe ser discutida en los órganos pertinentes –como las Naciones Unidas, la Organización de Estados Americanos, las Cortes internacionales etc.
Entre las recomendaciones que hace Hans Blix para preservar la seguridad están 1. Que EEUU ratifique el tratado sobre pruebas nucleares 2. Que se concluya con un Tratado verificable para terminar con la producción de uranio y plutonio altamente enriquecidos, componentes claves para fabricar armas nucleares 3. Que se convoque a una reunión de alto nivel de todos los Estados para mejorar los mecanismos de Desarme, de no proliferación y prevenir el uso terrorista de armas de destrucción masiva.
c. Reglas para mantener la Seguridad
(Tomadas de la Revista de las Naciones Unidas)
Regla 1: Las iniciativas unilaterales no deben reducir la capacidad de cualquiera de las partes de asestar en represalia un ataque nuclear inaceptable en caso de ser atacada a ese nivel.
La capacidad nuclear puede ser útil para una política exterior racional: a. Si se la considera no sólo como disuasiva, sino también como base de la seguridad que permita correr riesgos limitados con miras a reducir las tensiones; b. Si el carácter retaliatorio de ataque en segundo término de la capacidad se expresa de manera explícita; c. Si solo se mantiene la capacidad mínima requerida para una disuasión efectiva y se amortigua la carrera de armamentos. Huelga decir que ninguna de estas condiciones ha sido satisfecha por ninguna Superpotencia nuclear hasta la fecha. No sólo hay ambigüedad en las armas nucleares en cuanto a iniciación o represalia, sino que se han desplegado armas estratégicas y tácticas en forma redundante y en número excesivo por lo que se refiere a la capacidad de una respuesta graduada a la agresión. Por consiguiente, en alguna etapa del proceso debieran emprenderse reducciones graduales y recíprocas de las armas nucleares, así como de los hombres asignados a ellas.
Regla 2. Las iniciativas unilaterales no deben afectar la propia capacidad de hacer frente a la agresión convencional con una respuesta convencional adecuadamente graduada.
Las fuerzas convencionales constituyen la primera línea de la disuasión y deben mantenerse a un nivel aproximado de paridad en las regiones de confrontación. Pero el nivel absoluto al cual se mantiene el equilibrio es variable. La regla general sería la de iniciar medidas unilaterales en las regiones de menor tensión y extenderlas gradualmente a las que originalmente fuesen las regiones de mayor tensión.
Regla 3. El grado de riesgo de las iniciativas unilaterales debe corresponder al grado de reciprocidad que se obtenga del adversario.
Esta es la característica reguladora de GRIT que mantiene al proceso dentro de límites razonables de seguridad. Si se logran medidas de reciprocidad, de buena fe y magnitud apropiada, la magnitud e importancia de las iniciativas ulteriores pueden incrementarse; en caso contrario, el proceso se continúa con una diversidad de medidas que entrañen riesgos de la misma magnitud. De este modo el riesgo relativo se mantiene aproximadamente constante a lo largo del proceso.
Regla 4. Las iniciativas unilaterales deben ser de carácter diversificado, tanto en lo referente a la esfera de acción como al lugar geográfico de aplicación.
La razón de diversificación es doble. Primero, al mantener la seguridad, la diversificación minimiza el debilitamiento de la propia posición en cualquier esfera (como en el caso de las tropas de combate) o cualquier lugar geográfico. Segundo, al inducir la reciprocidad la diversificación sigue aplicando la presión de las iniciativas que tienen un propósito común de reducir las tensiones (y, cabe esperarlo, el efecto también), pero no “amenaza” al adversario presionando constantemente en la misma esfera o en el mismo lugar y, por ello, limitando sus opciones de reciprocidad.
d. Tratado de no Proliferación de Armas Nucleares y Acuerdos
La piedra angular del “régimen de la no-proliferación de las armas nucleares”, es el “Tratado sobre la No-Proliferación de las Armas Nucleares (TNP). Es un tratado internacional cuyo objetivo es impedir difusión de las armas y tecnologías nucleares, promover la cooperación en el uso pacifico de la energía nuclear y lograr el desarme nuclear y desarme general y completo. Es un instrumento vinculante en forma de tratado multilateral cuyo objetivo es el desarme de los Estados poseedores de armas nucleares. El Tratado fue adoptado por las Naciones Unidas en el año de 1968 y entró en vigencia en 1970. Desde ese momento ha sido el elemento principal del sistema mundial de no proliferación nuclear. Al Tratado han adherido 188 Estados, incluidos cinco de los poseedores de armas nucleares (China, Estados Unidos, Francia, Reino Unido y Rusia). Sólo tres países de los 191 Estados que conforman actualmente la comunidad internacional se mantienen fuera de este régimen, siendo a la vez los únicos países poseedores de armas nucleares que no son partes del TNP. Estos países son la India, Israel y Pakistán.
El tratado no establece a los países poseedores una cantidad máxima de armas nucleares con las cuales puedan garantizar su propia seguridad, ni tampoco les exige un plazo concreto para que procedan a la destrucción de todo su arsenal nuclear, en cumplimiento del artículo VI del TNP. Sin embargo, en el mencionado tratado si le pide, como contrapartida para poder disfrutar provisionalmente del privilegio de poseer armas nucleares, que inicien negociaciones de buena fe para que aprueben un plan para la destrucción de todas las armas nucleares en su poder, así como de sus medios portadores o vectores, pero sin fijar fecha para el inicio de esta negociaciones, ni el plazo en que las mismas se deberían llevar a cabo. A los países no poseedores que son partes del TNP se les prohíbe poseer cualquier tipo de arma nuclear y están obligados, además, a poner bajo supervisión internacional todo su programa nuclear, el cual debe ser utilizado con fines exclusivamente pacíficos. Claramente existen dos grupos de países con derechos y deberes diferentes, situación que es considerada por muchos países como discriminatoria e inaceptable.
Los principales tratados y acuerdos internacionales adoptados por las naciones hasta marzo del 2005 y que están relacionados con la no-proliferación de las armas nucleares son los siguientes:
1. El Tratado de No-proliferación de Armas Nucleares (TNP).
2. El Tratado para la Prohibición de las Armas Nucleares en América Latina y el Caribe (Tratado de Tlatelolco).
3. El Tratado sobre la Zona Libre de Armas Nucleares del Pacífico Sur (Tratado de Rarotonga).
4. El Tratado sobre la Zona Libre de Armas Nucleares del Sudeste de Asia (Tratado de Bangkok).
5. El Tratado sobre la Zona Libre de Armas Nucleares en África (Tratado de Pelindaba).
6. El Tratado sobre la Prohibición Parcial de las Pruebas Nucleares.
7. El Tratado sobre la Prohibición Total de las Pruebas Nucleares..
8. El Tratado Antártico.
9. El Tratado sobre el Espacio Ultraterrestre.
10. El Tratado de los Fondos Marinos.
11. El Tratado INF.
12. Los tratados START I y II.
Además de los tratados y acuerdos internacionales mencionados anteriormente, se han adoptados otras medidas en el marco del Organismo Internacional de Energía Atómica y del Consejo de Seguridad que han contribuido de cierta manera al fortalecimiento del actual “régimen de la no-proliferación de las armas nucleares”, como ha sido por ejemplo la aprobación en 1997 de un Protocolo Adicional a los acuerdos de salvaguardias en vigencia entre el OIEA y sus Estados Miembros partes del TNP, con el fin de ampliar el alcance de los mencionados acuerdos y poder detectar cualquier actividad nuclear no declarada por un país miembro del OIEA o parte del TNP, y la adopción de la resolución 1540 de abril del 2004 del Consejo de Seguridad, en la cual se instaba a la comunidad internacional a adoptar leyes nacionales que criminalizaran las actividades ilícitas relacionadas con el comercio o la transferencia de materiales, equipos y tecnología nucleares considerada sensible desde el punto de vista de la proliferación de las armas nucleares.
También han sido adoptadas muchas otras iniciativas con el objetivo de fortalecer el “régimen de la no-proliferación de las armas nucleares”, como por ejemplo la llamada “Iniciativa de Seguridad contra la Proliferación” propuesta por los Estados Unidos, las declaraciones adoptadas por la Unión Europea y el Movimiento de los Países No alineados con relación a la proliferación de las armas de destrucción masiva entre otras, las cuales reflejan fundamentalmente los intereses específicos de países, o grupos de países, sobre este importante tema. Sin embargo, algunas de estas iniciativas no facilitan el verdadero fortalecimiento del mencionado régimen, ya que promueven la aplicación de medidas unilaterales generalmente dirigidas contra un grupo determinado de países con una posición internacional independiente y diferente de las posiciones adoptadas por algunas de las principales potencias nucleares con respecto al tema de la proliferación de las armas nucleares.
En febrero de 2005, 63 Estados partes en el Tratado sobre la no proliferación de las armas nucleares habían ratificado los Protocolos Adicionales de sus respectivos acuerdos de Salvaguardias con el OEIA. En la actualidad 152 Estados tienen acuerdos de salvaguardia con el OIEA.
El status por país y los textos de los tratados, convenios y protocolos se pueden ver en:
http://disarmament2.un.org/TreatyStatus.nsf
http://www.iaea.org/OurWork/SV/Safeguards/sg_protocol.html
Cada tratado debe estar firmado por los países participantes y también ratificados.
e. Extractos de la Octava Carta a mis Amigos de Silo[9]
El fenómeno del terrorismo se avizora como peligro de proporciones dado el poder de fuego con que hoy pueden contar individuos y grupos relativamente especializados. Esta amenaza que llegaría a expresarse por medio del artefacto nuclear, o de explosivos de flagrantes y moleculares de alto poder, toca también a otras áreas como la de las armas químicas y bacteriológicas de reducido costo y fácil producción.
Son pues muchas y numerosas las preocupaciones de las fuerzas armadas, dado el panorama inestable del mundo de hoy. Por otra parte y además de los problemas estratégicos y políticos que estas deben considerar, están los temas internos de reestructuración, de licenciamiento de importantes contingentes de tropas, del modo de reclutamiento y capacitación, de renovación de material de modernización tecnológica y, primariamente de recursos económicos.
Revisión del concepto de seguridad
En la concepción tradicional se ha dado a las fuerzas armadas la función de resguardar la soberanía y seguridad de los países, disponiendo del uso de la Fuerza de acuerdo al mandato de los poderes constituidos. De este modo el monopolio de la violencia que corresponde al Estado se transfiere a los cuerpos militares. Pero he aquí un primer punto de discusión respecto a qué debe entenderse por soberanía y qué por seguridad. Si éstas o más modernamente el progreso de un país, requieren fuentes de aprovisionamiento extraterritoriales, navegabilidad marítima indiscutible para proteger el desplazamiento de mercaderías, control de puntos estratégicos con el mismo fin y ocupación de territorios ajenos, estamos ante la teoría y la práctica colonial o neocolonial. En el colonialismo la función de los ejércitos consistió en abrir paso primeramente a los intereses de las coronas de la época y luego a las compañías privadas que lograron especiales concesiones del poder político a cambio de réditos convenientes. La legalidad de ese sistema fue justificada mediante la supuesta barbarie de los pueblos ocupados, incapaces de darse una administración adecuada. La ideología correspondiente a esa etapa consagró al colonialismo como al sistema civilizador por excelencia.
“El armamentismo es un caso de amenaza de violencia física que responde al poder instituido por una minoría que manipula al Estado”.cfr. art. La violencia/Humanizar La Tierra.
En épocas del imperialismo napoleónico la función del ejército, que por otra parte ocupaba el poder político, consistió en expandir fronteras con el objetivo declamado de redimir a los pueblos oprimidos por las tiranías merced a la acción bélica y la instauración de un sistema administrativo y jurídico que consagró en sus códigos a la Libertad, la Igualdad y la Fraternidad. La ideología correspondiente justificó la expansión imperial en base al criterio de “necesidad” de un poder constituido por la revolución democrática frente a monarquías ilegales basadas en la desigualdad que, además, hacían frente común para asfixiar a la Revolución.
“El tema del Desarme es de importancia capital, y si bien el pacifismo se aboca a esta urgencia aún cuando tenga éxito en sus demandas no modificará por ello el contexto de la violencia y, desde luego, no podrá extenderse sino artificiosamente al planteo de la modificación de la estructura social.” cfr. Art. La violencia/Humanizar La Tierra
Si algo enseñó los tribunales levantados luego de la Segunda Guerra Mundial fue que el hombre de armas tiene responsabilidades como ser humano, aun en la situación –límite del conflicto bélico.

7. SITUACIÓN DE LAS ARMAS NUCLEARES EN EL MUNDO
Las armas nucleares son dispositivos bélicos que liberan una gran cantidad de energía y tienen un alto poder destructivo y contaminante tanto para el medio ambiente como para las personas.
La aparición de la primer bomba atómica marcó un antes y un después en la historia humana. A partir de allí la raza humana tuvo la posibilidad de autodestruirse completamente por primera vez en toda su historia.
Desde un punto de vista técnico, las bombas no-nucleares se basan en reacciones o procesos fisicoquímicos. Esencialmente obtienen su poder destructivo de la descomposición o combustión de compuestos químicos a altas velocidades. Estas bombas trabajan con la parte más externa de los materiales y átomos.
En cambio, las bombas nucleares obtienen su poder al provocar una reacción en cadena que dispara la energía contenida en el corazón de la materia: los átomos.
La situación actual por países es la siguiente:
Países que fabricaron armas nucleares, continúan con su desarrollo y almacenan un numero de: 10.500 en EE. UU., 20.00 en Rusia, 185 en el Reino Unido, 450 en Francia, 200 en Israel, 30-50 en Pakistán, 30-40 en India y 400 en China.
Países que extraoficialmente se estima que están trabajando para poder fabricar un arma nuclear: Libia, Egipto, Siria, Irán, Corea del Norte.
Países que poseen la capacidad de enriquecer uranio (uno de los principales elementos para producir armas atómicas): EE.UU., Rusia, China, Holanda, Reino Unido, Alemania, Francia, Brasil y Japón. Recientemente Argentina anunció su disposición por volver a enriquecer uranio en sus plantas nucleares.
A estos países hay que agregar todos los miembros de la OTAN. que actualmente tienen armas nucleares norteamericanas en su territorio; ex miembros de la Unión Soviética, etc.
Es decir, que hoy existen 13 países que tienen condiciones técnicas de producir armas nucleares y dispararlas (porque además poseen la capacidad de fabricar misiles).
Cabe destacar que los países del punto “a” tienen además submarinos y otras naves con armas nucleares desplegados por el mundo.
Es decir, hoy cualquier ser humano en cualquier punto del mundo esta expuesto a ser atacado por un arma atómica.

8. CONSECUENCIAS DEL USO DE ARMAS NUCLEARES EN EL PASADO.
Desde la creación de la Bomba “A” y la primera bomba de hidrógeno, también llamada Bomba Mike, algunos países comenzaron a realizar pruebas con explosiones atómicas para poder regular y estandarizar sus armas nucleares.
En un comienzo estas pruebas se realizaban a nivel de superficie, pero esto traía consecuencias no deseadas (lluvia ácida, contaminación, exposición a radiactividad, etc.)
Esto motivó que las pruebas comenzaran a hacerse de forma subterránea en un intento por evitar estas consecuencias.
Se estima que las explosiones de Hiroshima y Nagasaki también fueron utilizadas como pruebas de campo para poder estudiar los efectos de la radiación en la población civil así como para medir sus efectos en el campo de batalla.
En 1958 los Estados Unidos continuaron investigando las explosiones nucleares por fisión y fusión pero esta vez decidieron hacer pruebas en la atmósfera para estudiar sus efectos.
Realizaron entonces 3 explosiones de fisión en la atmósfera a 480 km. de altura sobre el Atlántico Sur y 2 explosiones de fusión a 160 km. de altura, enmarcadas en el Proyecto Argus.
En 1962 el Proyecto Starfish continuó las explosiones nucleares en la atmósfera para estudiar de qué manera pueden afectar las comunicaciones y la ionosfera (ver efecto P.E.M.).
Por supuesto, otras naciones también realizaron pruebas de este tipo. Todas estas pruebas atmosféricas llegaron al punto de provocar auroras boreales artificiales (dada la ionización de la atmósfera que produjeron), además de producir interrupciones en las comunicaciones radiales y televisivas.
Hoy se discute en voz baja en ámbitos académicos la posible influencia de estas pruebas nucleares en el calentamiento climático.
Al día de hoy los datos extra-oficiales sobre pruebas nucleares son los siguientes:
Estados Unidos: 1.054 pruebas nucleares (Nevada, Islas Marshall, Alaska, Colorado, Mississipi, Nuevo México, etc.) y dos ataques nucleares (Hiroshima y Nagasaki).
Unión Soviética: entre 715 y 969 detonaciones (Semipalatinsk, Novaya Zemlya, Kazajstán, Turkmenistán y Ucrania).
Francia: 210 detonaciones (principalmente en Argelia y en la Polinesia).
Gran Bretaña: 45 explosiones nucleares (21 en territorio australiano, etc.).
China: 45 detonaciones (23 atmosféricas y 22 subterráneas, en Lop Nur, Malan, Xinjiang).
India: 5 ó 6 detonaciones (Pokhran).
Pakistán: 3 ó 6 detonaciones (Chagai Hills).
Las últimas pruebas “oficiales” realizadas recientemente fueron las de India y Pakistán en 1998.

9. PROYECTIVA SOBRE LAS CONSECUENCIAS QUE TENDRIA EL USO DE ARMAS NUCLEARES EN LA POBLACIÓN MUNDIAL EN ESTE MOMENTO HISTÓRICO
a. Efectos sociales.
Los poseedores de armas nucleares dicen tener sistemas de protección para que no se produzcan respuestas automáticas en caso de recibir un ataque nuclear.
Según ellos la decisión final de devolver un ataque estará en manos de una persona o un grupo de personas capacitadas.
Aún si esto fuera cierto, tener ese nivel de decisión en personas que provocan guerras permanentemente en todo el mundo no constituye una garantía para nadie.
La decisión de devolver el ataque o no hacerlo debería tomarse en los primeros 10 minutos después de recibido el primer ataque, ya que no decidir en ese plazo implicaría prácticamente perder toda capacidad de respuesta militar.
Si a esta presión por el tiempo de respuesta, sumamos el impacto psicológico causado por un ataque, las confusiones propias de todo momento crítico y las presiones políticas y personales (todos tienen su familia viviendo en algún lado), las posibilidades de que alguien decida con sentido común se reducen casi a cero.
Estas condiciones pueden provocar la reacción en cadena de todos los países con armas nucleares y producir un “ataque reciproco” donde todos atacan a todos.
Seguramente no es necesario destacar que esto produciría una destrucción casi total de la raza humana.
Aquellos que sobrevivan a un ataque de estas características tendrían serias dificultades de conseguir alimentos y agua.
b. Efectos de una explosión nuclear en los objetos
Como cualquier otra bomba, lo que produce mayor daño es la onda expansiva. En el caso de las bombas nucleares es un factor de importancia la altura a la que detonan.
Si explota a una baja altura produce un gran cráter pero poco daño en el lugar en que es lanzada.
Si explota a una mayor altura de lo necesario produce grandes vientos y el efecto P.E.M. pero no destruye las construcciones por lo que el daño es mucho menor. Por ejemplo: Las bombas de Hiroshima y Nagasaki fueron programadas para explotar a los 550 metros de altura ya que esa era la distancia en que produciría una devastación total.
Los vientos producidos por una bomba atómica son equivalentes a los de un huracán y suelen producir daños como mínimo en un radio de 25 a 30 kilómetros (si es de 10 megatones).
Como si el viento huracanado producido por la onda expansiva no fuera suficiente, la masa de gas caliente producida por la bomba vaporiza todo lo que toca en el mismo radio mencionado anteriormente.
Una millonésima de segundo después de una explosión nuclear la temperatura dentro de la bomba alcanza unos 10.000.000° C.
Sin embargo, los incendios se producen en su mayoría por otros factores, por ejemplo: cañerías de gas rotas, maderas y papeles quemados, cortocircuitos, etc.
La radiactividad residual (posterior) y la instantánea (inmediata) producidas por la explosión se propagan por un área muy amplia de varios kilómetros.
La residual produce lluvia radiactiva y suele afectar además a zonas que no fueron tocadas directamente por la explosión.
Según la altura a la que haya explotado la bomba puede variar el grado de radiación residual producida (también influyen el clima y los vientos en el lugar).
Toda el agua, la tierra y todos los alimentos tocados por la explosión o la lluvia radiactiva quedan contaminados durante mucho tiempo.
La experiencia con lluvia radiactiva es poca por lo que no puede determinarse con exactitud la verdadera duración de la contaminación producida.
La radiactividad instantánea es producida por los rayos gamma, y los neutrones liberados en el momento de la explosión. Todavía hoy existen personas que sufren las secuelas físicas de las explosiones en Japón (incluidos los descendientes de aquellos que presenciaron la explosión).
A estos efectos debe sumarse el efecto del llamado Pulso Electro Magnético (P.E.M.). Cabe destacar, que hoy todo lo que hace funcionar a un país tiene equipos electrónicos o magnéticos en algún punto de su recorrido (agua, gas, electricidad, comunicaciones, etc.).
Como este pulso produce grandes voltajes, estos se descargan a través de las líneas existentes de TV, electricidad, teléfonos, etc. por lo que puede afectar muchos más kilómetros que la bomba misma.
c. Efectos en la cadena alimentaria
“Una guerra nuclear en gran escala podría dañar la producción agrícola mediante una serie de mecanismos: a. Breves episodios de temperaturas frías o heladas durante el desarrollo de las plantas, asociados con la aguda perturbación climática inicial o con los fenómenos extremados producidos durante un trastorno climático crónico de larga duración; b. Insuficiente duración del período de desarrollo vegetal para la maduración de las cosechas de grano en las latitudes medias, como resultado de reducciones prolongadas de las temperaturas medias de unos pocos grados (de 1 a 3 grados C para algunas cosechas, de 3 a 5 para la mayoría, de 5 a 7 para casi todas las cosechas alimenticias importantes); c. Un periodo térmico insuficientemente integrado (integración de la temperatura durante la época de cultivo) resultante de prolongadas reducciones de unos pocos grados; d. Un período de horas de sol insuficiente resultante de reducciones de unas pocas décimas del 1% en luz solar incidente, si persisten durante la temporada de crecimiento vegetal; e. Reducciones de la precipitación en la temporada de la cosecha; f. Otros posibles trastornos físicos, entre ellos la radiación ionizante, la contaminación del aire (especialmente en la zonas de tierras bajas), la deposición ácida localizada y el aumento de las radiaciones UV-B g. Interacciones adversas con los efectos ecológicos, tales como el desencadenamiento de plagas o enfermedades; h. Perturbaciones del abastecimiento energético y tecnológico a la agricultura, tales como reducciones en el suministro de fertilizantes, plaguicidas, herbicidas, combustibles y lubricantes para la maquinaria agrícola, repuestos para esas máquinas, semillas, mano de obra, incentivos económicos y pronósticos agrícolas y meteorológicos”. cfr. Revista periódica de las Naciones Unidas.
d. Efectos de una explosión nuclear en las personas
Debe considerarse que al estar bloqueadas las calles y avenidas es casi imposible que una persona herida reciba la ayuda inmediata que seguramente necesita, por lo que la mayoría de las muertes se producen básicamente por no haber recibido atención oportuna.
Un gran número de víctimas y heridos se deben a los efectos indirectos, sobre todo al impacto de objetos que han sido lanzados por el viento.
Los seres humanos expuestos a la explosión y hasta un radio de 13 km. reciben quemaduras importantes en más del 25 % del cuerpo. La observación directa de la bola de fuego inicial causa ceguera permanente en personas que se encuentren hasta 25 km. de distancia.
Sin embargo, cualquier material opaco sirve de ayuda en el momento de la explosión. Las personas que se encuentren ocultas o con ropas gruesas es posible que reciban quemaduras pero difícilmente estas sean letales.
Cualquier ser vivo recibe una décima de “Rad” por año y eso es normal y no genera peligro. En general 400 Rad son mortales para un ser humano.
Una bomba nuclear puede generar millones de Rad donde comienza la explosión aunque esta radiación es rápidamente disipada por el aire.
Generalmente si una persona recibe más de 400 Rad es porque esta en una zona ya destruida por la onda expansiva y tiene pocas posibilidades de sobrevivir.
Si no ocurre la muerte dentro de los primeros 30 días de exposición a la radiación, cualquier persona adulta tiene muchas posibilidades de contraer cáncer hasta varios años después de la explosión. También se producen alteraciones genéticas permanentes que afectan varias generaciones posteriores no expuestas a la explosión.
Otro tema que afecta directamente a las personas es el daño pulmonar causado por el brusco aumento en la presión atmosférica que se produce.
Existe además un alto riesgo por la lluvia radiactiva ya que se incorporan núcleos radiactivos a la cadena alimenticia. Esto puede ser por los alimentos ingeridos por personas y animales.
A todo esto debe sumarse el grave daño psicológico producido en las poblaciones.

10. ESTRATEGIA Y POSIBLES ACCIONES A DESARROLLAR POR LOS ORGANISMOS Y LOS FRENTES DEL MOVIMIENTO HUMANISTA.
Sin duda, ubicar el tema nuclear, el armamentismo y las guerras, como el principal conflicto mundial en estos momentos, es de gran importancia. La utilización de un pequeño porcentaje del poder bélico nuclear existente produciría un gran retroceso en el desarrollo de la vida en el planeta (...sino su desaparición).
Por otra parte y atendiendo también a nuestro propio desarrollo como Movimiento, es de gran utilidad converger –en esta etapa de autonomía de consejos y organismos– en una imagen y punto de aplicación común. Esto nos da la oportunidad de experimentar "nuestro propio músculo" y la potencia de la estructura humana que por años hemos venido desarrollando en el mundo.
Parece posible y necesario que, como Movimiento Humanista, intencionemos la generación de un gran movimiento mundial a favor del desarme y la paz.Tres son las exigencias centrales que planteamos para este gran movimiento que queremos poner en marcha:
1. Desarme nuclear total ahora 2. Abandono de las tropas invasoras de los territorios ocupados, y, 3. Desarme progresivo y proporcional en todas las regiones de las armas convencionales de destrucción masiva (incluyendo las biológicas y químicas).
Recomendamos no organizar muchas cosas a nivel central, sino que, proponemos centrarnos en el tema de la difusión del Spot de Silo convergiendo en esta imagen e invitando a producir con ella mucha agitación, para que desde allí vayan surgiendo otras acciones. En la medida que esta dinámica se vaya produciendo desde la base podemos ver de coordinar como conjunto algunas de esas acciones (tal como se está produciendo actualmente con los símbolos de la paz que se están organizando en varios países).
Sí parece útil intencionar que las acciones que se organicen no sólo lleguen hasta los bordes de nuestras estructuras, sino que mucho mas allá, plegando amplios sectores de la población y, sobre todo, a las nuevas generaciones.
Un punto relevante respecto a este conflicto, es la falta de conocimiento que existe de esta situación por parte de "la gente común", debido a la desinformación que promueven los gobiernos, la banca y los intereses del complejo militar industrial.
A diferencia de lo que sucedía en la década de los' 80 –que culminó con el desarme unilateral de la URSS–, en la que había información y conciencia del peligro por parte de las poblaciones, hoy, a pesar de que la amenaza es mucho mayor que entonces, la ignorancia y desinterés por el tema es abismal.
Tal como se deja ver en los capítulos precedentes, en la actualidad es mucho mayor el poder nuclear existente; son más los países que lo poseen; está al alcance de grupos, mas o menos organizados; y también de individuos.
Atendiendo a esto, nos parece que la labor de difusión y esclarecimiento cobra significativa importancia y por tanto, parte de nuestros esfuerzos tendríamos que orientarlos a la producción de materiales que presenten, expliquen y desarrollen información sobre el tema. Materiales que dimensionen el peligro y, por otra parte, expliquen también el absurdo del gasto económico, en términos de fácil comprensión para los grandes conjuntos (comparando los valores de los costos militares con los de hospitales, escuelas, alimentación, etc.).
Sin duda, la publicidad en TV y las acciones que podamos difundir por ella, serán de la mayor importancia, alcance y repercusión.
Por último, será de utilidad impulsar formas –como Foros virtuales y páginas Web, por ejemplo– que permitan el intercambio sobre las acciones que se van poniendo en marcha, de los materiales de esclarecimiento, de las respuestas del medio, etc.

11. GLOSARIO
– Bomba de neutrones
1. f. La termonuclear de baja potencia cuyo poder destructivo reside fundamentalmente en los neutrones emitidos. Normalmente carece de fulminante de fisión y es letal, aunque su capacidad de destrucción sea limitada.
– Bomba Mike
Primera bomba de hidrógeno probada en las Islas Marshall el 1 de noviembre de 1952.
– Efecto PULSO ELECTRO MAGNÉTICO (P.E.M.):
Este es un efecto exclusivo de las armas nucleares, particularmente de aquellas que explotan a gran altitud. También se lo llama “efecto arco iris” o “bomba arco iris” por los colores producidos en el cielo luego de la ionización artificial de la atmósfera.
En líneas generales este efecto destruye cualquier equipo electrónico (este o no este en uso). Fue descubierto accidentalmente al hacer pruebas de explosiones nucleares en la ionosfera y luego fue instrumentado como arma no convencional para destruir organizativamente a un país o continente (ya que no existe forma de reparar los equipos).
– Fisión nuclear
1. f. Fís. Rotura del núcleo de un átomo, con liberación de energía, tal como se produce mediante el bombardeo de dicho núcleo con neutrones.
– Fusión nuclear
1. f. Fís. Reacción nuclear, producida por la unión de dos núcleos ligeros, que da lugar a un núcleo más pesado, con gran desprendimiento de energía. La energía solar se origina por la fusión nuclear del hidrógeno en el Sol.
– Kilotón
1. m. Unidad de potencia destructiva de un explosivo, equivalente a la de 1000 toneladas de trinitrotolueno.
– Lluvia radiactiva
Rayos gamma emitidos por el material activado. Esta radiación es muy penetrante y atraviesa el cuerpo de los seres humanos depositando en ellos parte de su energía. También se emiten partículas alfa y beta, pero son poco penetrantes, el grosor de la ropa o la piel las detiene, y sólo causarían quemaduras si se depositaran directamente sobre la piel.
– Masa crítica
5. adj. Fís. Se dice de las condiciones a partir de las cuales se inicia una reacción nuclear en cadena.
– Material Fisilfisil
Cualquier sustancia capaz de mantener una reacción de fisión en cadena.
– Megatón
1. m. Unidad de potencia destructiva de un explosivo, equivalente a la de un millón de toneladas de trinitrotolueno.
– Rad
1. m. Unidad de dosis absorbida de radiación ionizante, que equivale a la energía de 100 ergios por gramo de materia irradiada.
– Termonuclear
1. adj. Fís. Se dice de cualquier proceso de fusión de núcleos atómicos ligeros, a temperaturas de millones de grados centígrados, con liberación de energía.
– T.N.T.
Trinitrotolueno, en química, cualquiera de los distintos compuestos obtenidos por la sustitución de tres átomos de hidrógeno del tolueno por tres grupos nitro.
Al tener un punto de fusión bajo, se puede fundir y verter dentro de un casquillo de artillería y en otros artefactos explosivos. Arde al aire libre a 295 °C, pero puede explotar si se comprime. Es una sustancia bastante estable siempre que no esté acompañada de un detonador, y no ataca a los metales, no absorbe humedad, y es prácticamente insoluble en el agua. El TNT se disuelve en benceno y en acetona y, como todos los compuestos de nitrógeno, reacciona rápidamente con sustancias que ceden electrones, o sea, con agentes químicos reductores. Los detonadores de alta velocidad, como el fulminato de mercurio, provocan su descomposición violenta y explosiva. El TNT puede absorberse a través de la piel, causando dolor de cabeza, anemia e irritación cutánea.
12. BIBLIOGRAFÍA
- SILO/Diccionario del Nuevo Humanismo – Obras Completas Volumen II; Editorial Plaza y Valdés
- Revista Periódica de las Naciones Unidas/United Nations Publication/ Volumen X, número 2. Desarme; pp. 179
- SILO/Carta a mis amigos – Obras Completas Volumen I; Editorial Plaza y Valdés
- SILO/Humanizar La Tierra – Obras Completas Volumen I; Editorial Plaza y Valdés
- TRATADO DE NO PROLIFERACIÓN DE ARMAS NUCLEARES Y ACUERDO http:disarmament2.un.org/treatystatus.nsf
- DATOS ESTADISTICOS GENERALES:
- NACIONES UNIDAS: Subdivisión Armas De Destrucción En Masa
- FAS: Federation Of American Scientists
- PUGWASH: Conferences On Science And World Affairs
- SIPRI: Stockholm International Peace Research Institute
- IPCS: Institute Of Peace And Conflict Studies
- CDI: Center For Defense Information
- CNN: Cable News Network Television
- DEFINICIONES DEL GLOSARIO: Real Academia Española, Diccionario On Line.
- INFORMACIÓN COMPLEMENTARIA: Microsoft Encarta 2006.
- PROYECTO ARGUS: The Radiation Information Network. Physics Department At Idaho State University: Brief Chrono.
- PROYECTO STARFISH: NASA Johnson Space Center: Oral History Project. Oral History Transcript Wilmot N. Hess Interviewed By Carol L. Butler Berkeley, California – 22 April 2002
- DATOS ESTADÍSTICOS SOBRE ACCIDENTES: IAEA: International Atomic Energy Agency
- HISTORIA DE LA BOMBA ATÓMICA: Wikipedia.


Nota final: “Las fuentes consultadas para elaborar este documento son las que se encuentran disponibles públicamente, por lo que es dado suponer que la información no publicada, reservada o secreta haga aun más crítica la situación en torno a la amenaza nuclear”.
[1] Características de la crisis. Segunda Carta a Mis Amigos. Cartas a Mis Amigos. Silo. Obras Completas. Volumen I. 5 de diciembre de 1991.
[2] Características de la crisis. Segunda Carta a Mis Amigos. Cartas a Mis Amigos. Silo. Obras Completas. Volumen I. 5 de diciembre de 1991.
[3] El Capital Mundial. Sexta Carta a Mis Amigos. Cartas a Mis Amigos. Silo. Obras Completas. Volumen I. 5 de abril de 1993.
[4] Necesidad de una re-definición del rol de las fuerzas armadas. Octava Carta a Mis Amigos. Cartas a Mis Amigos. Silo. Obras Completas. Volumen I. 10 de agosto de 1993.
[5] Revisión de los conceptos de soberanía y seguridad. Octava Carta a Mis Amigos. Cartas a Mis Amigos. Silo. Obras Completas. Volumen I. 10 de agosto de 1993.
[6] Consideraciones en torno a los ejércitos y la revolución. Octava Carta a Mis Amigos. Cartas a Mis Amigos. Silo. Obras Completas. Volumen I. 10 de agosto de 1993.
[7] El Capital Mundial. Sexta Carta a Mis Amigos. Cartas a Mis Amigos. Silo. Obras Completas. Volumen I. 5 de abril de 1993.
[8] Seguridad interior y reestructuración militar. Octava Carta a Mis Amigos. Cartas a Mis Amigos. Silo. Obras Completas. Volumen I. 10 de agosto de 1993.

[9] Referidos a la seguridad, el poder político y la sociedad –tomando como base la Conferencia Internacional sobre Humanización de las Actividades Militares, patrocinada por el Ministerio de Defensa de la CEEII– Moscú, Mayo 24/28 de 1993